GVA Dictator Alert: Come si fa a tenere d’occhio i movimenti di un capo di stato?

La domanda sembra sciocca, e forse per molti priva di un vero e proprio significato. Del resto non a tutti fregherebbe qualcosa di sapere chi va, dove come e perché. Non è della stessa idea, tuttavia, il giornalista svizzero Francois Pilet che oltre ad avere una penna pungente si occupa per lo più di giornalismo investigativo. Pilot, che insieme all’International Consortium of Investigative Journalists ha lavorato sul caso “Panama Papers”, ha messo a punto un bot che attraverso Twetter riesce a tracciare i viaggi di diversi capi di stato in volo (o sorvolanti) lo spazio aereo svizzero. Lo scopo, ovviamente, è quello di tenere d’occhio i capi di Stato di regimi particolarmente oppressivi, onde monitorarne i movimenti e, eventualmente, acquisire così tracce di illeciti.

L’idea, insomma, è quella di utilizzare i tweet per tenere d’occhio gli aerei dei dittatori del mondo che transitano nei pressi di Ginevra. Il progetto si chiama GVA Dictator Alert, un ambizioso bot che attraverso il crowdsourcing, analizza i dati in rete per rendere gli spostamenti dei dittatori “trasparenti”. Sistemando un’antenna nei pressi dell’aeroporto, Pilet raccoglie i segnali ADS-B, quelli che in pratica trasmettono i codici identificativi che gli aerei utilizzano per per la loro localizzazione quando atterrano o decollano da un aeroporto. A cadenza oraria, il bot scandaglia e scansiona i dati così raccolti mettendoli a confronto con diversi archivi messi a disposizione da club amatoriali appassionati di aviazione. Se l’analisi definisce un volo appartenente a un velivolo di un regime autoritario o totalitario, il bot posta su Twetter con i dettagli del volo attraverso l’account @GVA_Watcher. Ovviamente essendo il progetto in open source tutti possono contribuire al tracciamento dei voli o a migliorare il codice del bot. Basta semplicemente scaricare il codice di GVA Dictator Alert sulla pagina di GitHub per cominciare a collaborare come si può.

GVA Dictator Alert sta riscuotendo un grande clamore in rete, e sono diverse centinaia gli utenti che stanno contribuendo giorno dopo giorno a mettere in luce i viaggi dei più contestabili leader politici del pianeta. Ad oggi, infatti, il bot ha già tracciato 60 voli da e per Ginevra, ed ha ampliato il suo database arrivando a contare ben 80 velivoli appartenenti a 20 regimi autoritari tra cui Bahrain, Qatar e Arabia Saudita. Insomma quello che era partito come un esperimento per mescolare l’indagine di stampo classico con le moderne tecnologie è sulla strada per diventare un caso internazionale, nonché uno strumento utile per l’indagine d’inchiesta in sé, territorio di caccia di Pilet che, specie per ciò che riguarda gli spostamenti internazionali dei leader totalitari, aveva già detto la sua lo scorso anno sulle pagine del magazine svizzero “L’Hebdo”, aprendo un’inchiesta sui movimenti del Presidente della Guinea Equatoriale, Teodoro Obiang Nguema Mbasogo.

Internet, nella sua forma più libera, si fa ancora una volta mezzo per l’informazione libera e d’inchiesta. Interessante come, a questo giro di boa, sia poi un social network lo strumento per raccogliere (e non solo condividere) i risultati di quella che è una vera e propria missione d’inchiesta. Resta solo da capire quanto e se tutto ciò sfocerà anche nel privato, sperando che lo strumento messo a disposizione da Francois Pilet non venga utilizzato anche per violare la privacy dei comuni viaggiatori aerei. Per il resto, questo particolarissimo bot si prospetta utilissimo per tante e diverse forme di investigazione che coinvolgono il traffico aereo, come il narcotraffico o anche solo il riciclaggio di denaro. Tutti argomenti su cui Pilet ha già indagato in passato e che, stando proprio al creatore di GVA Dictator Alert, potrebbero essere i prossimi bersagli a cui il progetto si potrebbe interessare.

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