Il libro di Federico Vercellone “Il futuro dell’immagine”  edito da Il Mulino, mette in rilievo che l’immaginazione è sin dall’inizio tecnologica in quanto esprime un desiderio, ed esso cerca le vie per la propria realizzazione.

Per altro, verso la tecnologia mantiene costantemente un volto in senso proprio ed in senso lato organico poiché tende costantemente a dare corpo all’immaginazione, a soddisfare il suo sogno.
L’immaginazione nel suo tratto progettuale, che sospinge in avanti il sogno tecnologico, tende dunque sin dall’inizio verso l’imbadiment.
Tuttavia la colpa dell’immagine è sin dall’inizio quella di produrre fenomeni illusionistici.
Essa è positiva, è soltanto un riflesso, ma è a sua volta in grado di riflettere.
Dallo Smartphone ad Internet, ai giornali cartacei, dalla propaganda politica, alla pubblicità ecc., le immagini sono diventate una parte cospicua del nostro mondo.
Esse hanno trasformato la nostra percezione della realtà ed a quella di noi stessi.
Inoltre le immagini ci dicono molto di noi in molti modi, come avviene con le ecografie, le radiografie ecc. E possono essere in questo contesto, fonte di speranza, gioia o disperazione.

Le immagini possono anche produrre modelli di vita

Come avviene per esempio quando passeggiamo nel centro storico di una città e siamo, per così dire, silenziosamente accompagnati dalle immagini e dai monumenti che ci circondano e fanno da contesto, quasi da paesaggio inconscio che attraversiamo nel nostro cammino.
Ed in questo contesto che va introdotta la di questione dell’etica dell’immagine: quando parliamo di immagini in quest’ottica non possiamo, nè dobbiamo chiederci soltanto cosa debba essere rappresentato e che cosa invece no.

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