Il libro di Alberto Orioli  si focalizza sul gergoletto bancario e sulle sue conseguenze per il mercato

“Gli oracoli della moneta – L’arte della parola nel linguaggio dei banchieri centrali”, edito nel 2016 da Il Mulino, ed acquistabile al prezzo di 16 euro, mette in rilievo che il linguaggio dei banchieri centrali, in termini quasi istantanei, si traduce in ingenti spostamenti di capitali o cospicue immobilizzazioni.

Dalle loro parole deriva anche il livello del cambio e per questa via, la forza o la debolezza di un paese nella grande gara del commercio mondiale.
Da quando la moneta non è più ancorata a quantità fisiche di metalli preziosi, ad una garanzia materiale e, soprattutto, da quando l’economia è diventata globale in tutti i suoi aspetti, risulta ancor più decisiva la scelta della lingua su quanto si deve parlare al mondo ed ai mercati per spiegare o camuffare le decisioni strategiche della trasparenza e con le conferenze stampa.
L’opinione pubblica tuttavia continua a percepire quelle parole, quel determinato linguaggio, come il frutto della sapienza che gli antichi attribuivano alle pure ed alle sibille.
Proprio il nuovo linguaggio della trasparenza li ha messi in questa a condizione difficile e spesso li costringe ad inseguire la primordiale voracità dei mercati in un macro-sistema di aspettative “specchio” in cui si rischia di non capire più se i mercati riflettano gli indirizzi delle Banche Centrali o viceversa, anche perché uno dei lasciti della grande crisi è quello di avere offerto ai mercati l’occasione per comprendere forse per la prima volta, la loro vera forza.
Il libro -molto interessante ed invitante alla lettura per gli argomenti che vengono trattati tra cui anche la difficile situazione della Grecia- offre importanti spunti di riflessione per un radicale cambiamento della situazione economica anche nel nostro paese, la cui economia è in fase stagnante da molti anni.

 

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