Il Tattoo Napoli Fest alla Mostra d’Oltremare è iniziato alla grande

Tre padiglioni hanno accolto gli oltre 300 tatuatori che hanno dato sfoggio delle loro abilità e tecniche. Tecniche antiche come quella samoana, dove il tatuatore si avvale di due attrezzi di cui uno è simile ad un pettine e l’altro è un bastone, usato come un martelletto per battere sul primo, da qui battere il tatuaggio.

“Il pettine” è composto di ossa o conchiglie con una particolare impugnatura di legno decorata. Per tatuare il pettine, viene immerso nel pigmento e poi battuto con il bastone per far penetrare il colore sotto pelle. Il pigmento, diverso dal nostro, è ottenuto da una miscela di cenere e piante amalgamate con acqua o olio. In questa pratica solitamente il tatuatore lavora con almeno due assistenti di cui uno tende la pelle e l’altro pulisce il colore in eccesso.
Altri tatuatori si sono avvalsi quasi tutti degli ultimi strumenti messi a disposizione dalla recente tecnologia, con diverse abilità, provenienti quasi da tutta Europa.

Una fiera quindi molto settoriale, dove quasi la totalità degli utenti presenti venerdi, erano esclusivamente lì per essere tatuati o per correggere tatuaggi già fatti, ma essenzialmente tutti addetti ai lavori, per così dire.
Pochi i curiosi, forse la giornata di sabato e domenica saranno più affollate di avventori di passaggio; è stata attrezzata poi un’area esterna dove si fa  ristorazione, la piazzetta dove si è esibito qualche artista da strada, trampolieri e Bolle giganti, mentre sul palco si sono alternate alcune band rock e pop locali.

Ph: Gianni Esposito
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