In mostra fino al 10 luglio 2017 Picasso e Napoli: Parade.

In una cornice storica, immersa nel verde e con un panorama mozzafiato: il Parco di Capodimonte. E’ qui dove ha sede il Museo in cui si sta tenendo la mostra.

Il percorso di divide in tre sale, anticipato da un omaggio alla tradizione napoletana e all’arte presepiale.

Picasso giunge in Italia nel 1917 insieme a Jean Cocteau, visitano Roma, in cui conosce Olga, la ballerina che ritroveremo nelle sue opere, di cui si innamora e diviene una delle protagoniste di “Parade“.

Lavora i successivi 5 anni con Djagilev, seguendo la compagnia nella città partenopea.

“Il cibo, Dio e la fornicazione, ecco i moventi di questo popolo romanzesco” diceva Jean Cocteau in  una lettera.

Anche Picasso ne apprezza la tradizione napoletana, ne ammira i presepi, la cultura, il teatro popolare, infatti ritroviamo alcune statuette che acquistò e due presepi, proveniente dalla Fundacion Almine y Bernard Ruiz Picasso par el Arte. Il primo raffigura una natività di Giuseppe Sanmartino e Salvatore Franco. Il secondo presepe è la “Scena orientale con l’Elefante” dello scultore Giuseppe Gori. Poi ancora, ritroviamo l’Opera dei Pupi, che fa parte del teatro delle marionette.

Ciò che lo affascina maggiormente dell’arte napoletana è l’uso di materiali poveri a lui noti e fedeli come la carta, il sughero, lo stucco, che utilizza per fare la colonna e l’arco per il sipario di Parade.

Nella prima sala, ritroviamo una serie di bozzetti, disegni e opere raffiguranti la musica, Pulcinella e il tema religioso.

Poi ci si rende conto che ci sono opere di altri artisti come Depero e Lachmann che sembrano trarre ispirazione dal maestro cubista.

Nella terza sala, ritroviamo numerosi bozzetti ispirati allo spettacolo, dalla scenografia ai costumi e una proiezione del balletto.

Segue l’ultima sala, la luce è soffusa, si stende questa immensa tela. Il sipario Parade è lungo 17 metri e alto 10.

Chiude un piccolo spazio con delle poltrone e uno schermo per rivivere lo spettacolo.

 

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Foto del profilo di Gaia Moschetti

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