Venerdì 31 marzo 2017  nel Museo Archeologico Calatia a Maddaloni si è tenuto un importante evento formativo ECM destinato a Medici Chirurghi e specialisti del settore

L’evento è stato un report degli ultimi 10 anni di lavoro nella Asl Caserta sulla riabilitazione dei pazienti stomizzati dal titolo  “Many stories: one voice”  che ha catalizzato l’attenzione di molti professionisti. Il Coordinatore scientifico  è stato il Dott. Felice Iovino referente aziendale del centro di riabilitazione stomizzati.

L’evento ha avuto inizio con la registrazione dei partecipanti a seguire il Welcome coffee e il saluto delle autorità aperto dal Dott. M. De Biasio Direttore Generale ASL Caserta. I moderatori che hanno guidato l’evento sono stati A.Cervo, M:P:Lupini, A.Sacco. Nella prima sessione ci si è interrogati su come cambia la vita degli stomizzati e ci sono state varie testimonianze di pazienti con la loro storia, i loro disagi, la loro sofferenza ed anche la loro gioia, nell’avere avuto attraverso la stomia un’altra possibilità di vita. Hanno condiviso tutti i momenti del loro percorso, le paure, la fase di adattamento ed anche le difficoltà che attraverso questa realtà sono costretti a vivere. Assieme a loro, le associazioni che li sostengono.
Nella seconda sessione moderata da G.Buffardi, L.Delli Venere, B Marra si è affrontato il tema della presa in carico “globale” dello stomizzato. Sono intervenuti la psicologa  Dott.ssa Filomena Cesaro, psicoterapeuta che ha illustrato l’elaborazione dell’accaduto, il percorso riabilitativo non scevro di difficoltà.
 “La malattia elicita necessariamente una proposta che si sviluppa in una relazione di aiuto intesa come una possibilità per far attivare nel paziente delle strategie di coping che magari sono presenti nella persona ma che l’ evento traumatico gli impedisce di utilizzare in maniera adeguata e funzionale”.
Il Dott. Borrelli  ha parlato dei dubbi e delle certezze del chirurgo, illustrando anche le varie tecniche e conseguenze della stomia; a seguire gli interventi del Coordinatore Infermieristico V.Di Cicco, l’Infermiere Stomaterapista N.Palmiero, il nutrizionista  Dott.ssa E.Silvestri intervenuta sull’alimentazione e stomia e sulle varietà dei regimi alimentari adatti ad ogni stomia.
Presenti anche il Medico di Medicina Generale il Dott. F.D’Addio, Cittadinanza attiva L.Di Guida, l’avvocato C.Formato.
Il paziente stomizzatosoffre un disagio che è fisico e psicologico giacchè la perdita di autonomia e di controllo è un fattore di grande minaccia per la mente del paziente stomizzato; ecco perchè, dal punto di vista operativo, è auspicabile l’organizzazione di un gruppo di Auto-Mutuo-Aiuto che accompagni il paziente nel percorso che farà in ospedale e nel successivo rientro a casa. E’ indispensabile aiutare il paziente a riprendere una vita il più normale possibile, risolvendo quelle difficoltà che da solo non è in grado di fronteggiare.
La tavola rotonda è stata ricca di eccellenze nel settore e ha trattato questa realtà con rispetto , sensibilità e competenza. Una panoramica su tutti gli aspetti del paziente stomizzato che si trova a volte catapultato in una realtà sconosciuta che spesso -almeno inizialmente- fa paura e quindi è necessario un percorso di cura adeguato e funzionale ai suoi bisogni non tralasciando l’aspetto psicologico che si rileva fondamentale nella gestione del paziente stomizzato.

Lo stomizzato si trova a dover accettare di continuare a vivere senza vescica o senza un grosso tratto di intestino, quindi senza un’importantissima funzione fisiologica .

Feci o urine non sono più trattenibili, ma confluiscono in un’apposita protesi di raccolta posizionata sull’addome, che normalmente funziona bene, ma può staccarsi, può rompersi, può non essere collocata bene e creare dolore o fastidio, può gonfiarsi e vedersi sotto i vestiti, può fare rumore, soprattutto può fare molta paura, specialmente nei primi tempi . Nel primo periodo post operatorio l’ammalato che ha subito questa mutilazione deve affrontare l’elaborazione del lutto per l’organo perso e per il proprio corpo così deturpato, l’integrazione del nuovo organo nell’immagine corporea, l’accettazione di sé stessi in queste condizioni di vita. La capacità di tollerare l’incertezza diventa fondamentale in quanto il corpo diventa un estraneo, e il sacchetto un “corpo estraneo” da dominare, insieme alla malattia, col suo carico di sofferenza e minaccia.
Col tempo, con il supporto specialistico e il sostegno delle persone care, avviene lo sviluppo di capacità di coping adeguate e la ripresa della fiducia nelle proprie risorse, nelle possibilità di guarigione e nel positivo evolversi degli eventi.

 

 

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