Storie di gladiatori, Alla conquista del rudis con coraggio e lealtà

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Il sole brucia ed i prigionieri vengono fatti scendere dal carro; sono i sopravvissuti dell’ennesima battaglia vinta dall’Esercito Romano. In città, c’è un Lanista (colui che recluta GLADIATORI) ha avuto notizia che è arrivato un carico di schiavi e, così, a suo piacimento ne sceglie Due tra i più prestanti e decide di portarli via con sé per introdurli in una delle scuole più importanti dell’Impero Romano: LA SCUOLA GLADIATORIA DI POMPEI. Ormai lontani da casa dopo aver conosciuto la sconfitta della guerra i due Vinti si preparano ad una nuova vita; quella che darà loro la Gloria nell’Arena.

La loro amicizia si è consolidata negli anni, hanno combattuto fianco a fianco, hanno vinto, hanno perso, ma l’Amico non ha mai abbandonato l’Amico. A Pompei la loro dieta si è adeguata al duro allenamento, hanno messo su grasso per difendersi dalle ferite più profonde e sono diventati grandi consumatori di orzo che dà energia e li aiuta per una imminente guarigione in caso di gravi ferite. Sono stati giudicati pronti all’Arena guardando, senza distogliere lo sguardo, la spada che li può trafiggere.

Gli Edicta Munerum dipinti sui muri per le strade più importanti di Pompei, hanno annunciato tante volte la loro partecipazione ai giochi. Nell’anno 59 D.C. un incidente tra la tifoseria Pompeiana e Nocerina decreta la sospensione dei giochi nell’Anfiteatro di Pompei da parte del Senato Romano per ben 10 anni riportati poi a due soltanto, grazie all’intercessione della moglie di Nerone: Poppea – (una vendetta da parte dei Pompeiani che hanno perso dei territori agricoli quando Roma dichiara nuova colonia  la città di Nocera Alfaterna; così, dopo aver riportato a casa i feriti e i defunti, gli abitanti di Nocera decidono di costruire un Anfiteatro ancor più grande; rinvenuto per un terzo della struttura, il Gigante Nocerino, giace ancora sotto metri di fango).

Durante questo periodo di chiusura i Gladiatori di Pompei restano a riposo, passano da un banchetto ad un altro e,  idolatrati dalle matrone pompeiane, da un letto all’altro. A causa di questa lunga pausa, viene proposto loro di trasferirsi nella più importante ed eccellente SCUOLA DI GLADIATORI A CAPUA, la scuola di Spartaco, la scuola dove Cesare ha allevato i suoi combattenti più famosi, la scuola più vicina a Roma.

Anche qui i combattimenti dei nostri due Pompeiani hanno sempre esito positivo cosicchè la loro gloria cresce e finalmente accedono ai giochi per l’inaugurazione dell’Anfiteatro Flavio istituiti dall’Imperatore Tito. Sono arrivati a Roma il giorno precedente l’apertura, l’Imperatore gli si è accostato con una scusa banale, per accettarsi della loro forma fisica, per poter gestire, così, le scommesse sul migliore.

Finalmente arriva il giorno tanto atteso. Durante la parata di apertura, i due Amici per la prima volta si perdono di vista. Chi ha indossato l’armatura  da Trace, chi da Mirmillone. Dopo essere stati in attesa nei sotterranei vengono finalmente accompagnati all’Arena. Ognuno entra dal suo lato e innanzi all’Imperatore e ad una folla scatenata che li incita alla battaglia; è questo il momento in cui si ritrovano, guardandosi negli occhi:  questa volta, però, sono l’uno contro l’altro.

Priscus e Verus tolgono gli elmi, depongono le armi. Le loro mani e i loro corpi preservano la grande amicizia che li lega; non la infrangono! Il combattimento è considerato pari ed è talmente onorevole da far guadagnare loro il RUDIS, simbolo di libertà ritrovata.

 

(In copertina “Gladiatori in combattimento”, affresco del I sec. d.C. ritrovato a Pompei nella Regio V)

 

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