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Quest’oggi è stata data la notizia della liberazione delle circa 300 studentesse di un collegio situato a Jangebe, nel nord-est della Nigeria. Ad annunciarlo trionfalmente è stato il governatore dello Zamfara Bello Matawalle. Subito sono state diffuse sui social network le immagini delle giovani riunite nella sede del governo di Gusau e velate secondo l’uso islamico, con l’espressione di chi ha vissuto una brutta esperienza ma ne è uscito sano e salvo. Il rapimento era stato compiuto nella notte tra giovedì e venerdì scorso da un gruppo armato, in quelli che ormai sono diventati episodi di ordinaria amministrazione nel Paese africano. Infatti, i gruppi armati, più o meno radicalizzati, presenti nelle aree periferiche del Paese hanno fatto dei rapimenti un giro d’affari milionario, sfruttando in questo la disponibilità del governo nigeriano a pagare i riscatti. Inoltre, la crisi economica provocata dalla pandemia da coronavirus spinge io gruppi più radicalizzati come Boko Haram, a sfruttare la situazione per reclutare giovani ragazzi e radicalizzare le giovani ragazze. E in tutto questo la condizione della donna in Nigeria torna ad essere una questione di primo piano.

La situazione della Nigeria

La Nigeria è uno degli stati africani più popolosi in quanto conta più di 195 milioni di abitanti, la maggior parte delle quali sono donne. Con un tasso di fecondità pari a 5,4% per donna e un tasso di natalità del 38,1%, il Paese africano si attesta tra quelli più giovani del continente. Territorio colonizzato dagli inglesi sin dall’800, ricco di materie prime (tra le quali il petrolio, prima voce delle sue esportazioni), la sua popolazione non è accomunata da un unico patrimonio socioculturale, da stessi usi e costumi e in molti casi neanche dalla stessa lingua (tranne la lingua inglese imposta dai colonizzatori). Inoltre, profonde sperequazioni economiche minano inoltre alle basi l’ascesa di un ceto medio nazionale. Quanto alle questioni religiose il Paese risulta spaccato. Il 48,8% della popolazione nigeriana aderisce all’Islam (prevalentemente sunnita). Il Cristianesimo è praticato dal 49,3% della popolazione (74,1% protestanti, 24,8% cattolici, 0,9% altri). Il restante 1,9% aderisce ad altre religioni e all’Animismo. La condizione della donna nel Paese non può che risentire negativamente di tutte queste differenze e specificità.

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La situazione della donna in Nigeria

Le donne cominciarono a partecipare alla vita politica del Paese dal 1960, anno dell’indipendenza nazionale. Tale diritto era appannaggio però delle sole donne appartenenti alla fede cattolica, abitanti prevalentemente nell’Est e nell’Ovest del Paese, e con livelli di istruzione medio-alti. Alle donne musulmane, concentrate nel nord dove i livelli d’istruzioni erano più, questo non era però permesso. Ancora oggi non tutte le donne nigeriane hanno la possibilità di raggiungere un livello d’istruzione sufficiente per poter partecipare alla vita politica o aspirare a dei lavori qualificati. La situazione scolastica risulta ancora insufficiente: il tasso scolastico per le scuole elementari è dell’85%, per le scuole superiori si attesta al 42%, mentre per l’università non ci sono dati attendibili. La partecipazione si riduce ancora di più per le donne, soprattutto in stati, come quello dello Zamfara, dove dal 2000 vige ufficialmente la “sharia”, la legge islamica. Negli stati a prevalenza musulmana il 40% delle donne è analfabeta e senza alcuna possibilità di emancipazione sociale. Una pratica diffusa è infatti ancora quella di concedere in matrimonio una ragazza a prescindere dalla sua volontà quando è ancora bambina. Le opinioni pubbliche europee furono profondamente scosse nel 2002 dalla notizia della lapidazione di una donna musulmana, rea di aver avuto un figlio fuori del matrimonio. Nonostante in alcuni stati del Paese costituiscano il 60% della forza lavoro agricola, percepiscono una paga notevolmente più bassa, rispetto ai colleghi maschi. Nella stragrande maggioranza dei casi il loro lavoro non è neanche retribuito.

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I diritti negati

Per le donne che vivono in Nigeria, molti dei diritti umani sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani del 10 dicembre 1948 non sono riconosciuti e tutelati. Alcune indagini come quella condotta da Actionaid hanno rilevato nel Paese ancora profondi problemi sociali tra i quali: i matrimoni precoci (con dati allarmanti riguardo a quelli contratti prima dei 18 anni); le violenze domestiche diffuse in tutto il Paese e considerate come pratiche socialmente accettabili; le mutilazioni genitali; le differenze legislative tra alcuni stati per l’accesso e il possesso legale delle terre; il controllo sociale da parte dei mariti. Un altro vero e proprio dramma è quello delle tratte di giovani nigeriane a scopo sessuale, fenomeno purtroppo riscontrabile anche negli angoli delle strade delle periferie del nostro Paese. Gli ultimi rapporti annuali di Amnesty International testimoniano una continuata e radicata violazione dei diritti fondamentali della persona e in particolare delle donne. Una situazione che impone un cambio di passo radicale che, partire dall’istruzione, deve modificare lo stato di cose in essere per uno dei più popolosi paesi africani.

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