Estadio Azteca, 1970: Il racconto della “Partita del Secolo” tra Italia e Germania Ovest


Ci sono partite che superano i confini dello sport per entrare direttamente nella leggenda e nel mito popolare. Il 17 giugno 1970, a Città del Messico, l’Azteca è stato il teatro di quella che chiunque, a ogni latitudine, chiama semplicemente “La Partita del Secolo”. Italia e Germania Ovest si sono affrontate in una semifinale mondiale diventata un’epopea drammatica, un’altalena di emozioni racchiusa in un tabellino che recita un punteggio irreale: Italia 4, Germania Ovest 3.

I tempi regolamentari: la beffa al novantesimo

L’avvio dell’Italia è folgorante. Dopo appena 8 minuti di gioco, Roberto Boninsegna trova il guizzo giusto per sbloccare il match, fulminando la difesa tedesca. Forte dell’1-0, l’Italia si barrica dietro la sua leggendaria solidità difensiva, resistendo per tutta la partita agli assalti furiosi di una Germania mai doma (con Franz Beckenbauer costretto a giocare con una spalla lussata e fasciata).

Quando ormai la finale sembrava conquistata, in pieno recupero al 92′, arriva la doccia fredda: il difensore teutonico Karl-Heinz Schnellinger si inserisce in area e in spaccata firma l’1-1. Per lui sarà l’unico gol in tutta la sua carriera con la Nazionale, ma basta a mandare le squadre ai tempi supplementari.

I supplementari: i 30 minuti più folli della storia del calcio

È nei trenta minuti di extra-time che la partita esce dalla realtà ed entra nella pura follia agonistica.

  • 94′ – Sorpasso Tedesco: Il bomber Gerd Müller approfitta di un’incertezza difensiva azzurra e spinge in rete il gol del 2-1 per la Germania.

  • 98′ – Il pareggio di Burgnich: L’Italia reagisce immediatamente. Su una punizione crossata in area, il difensore Tarcisio Burgnich si ritrova la palla sul sinistro e non sbaglia: 2-2.

  • 104′ – Sorpasso Azzurro: Prima della fine del primo tempo supplementare, Gigi Riva riceve un assist perfetto da Domengini, finta il tiro, salta il difensore e incrocia un diagonale imparabile nell’angolino. L’Azteca esplode, l’Italia è avanti 3-2.

Il secondo tempo supplementare toglie definitivamente il fiato ai 102.444 spettatori presenti. Al minuto 110, ancora lui, Gerd Müller, svetta di testa e infila una palla millimetrica alle spalle di Albertosi: 3-3. È un colpo che avrebbe ucciso chiunque, ma non quell’Italia.

111′: Il gol del secolo di Gianni Rivera

Nemmeno il tempo di rimettere il pallone al centro che gli azzurri tessono l’azione della vita. Boninsegna scatta sulla sinistra, brucia la difesa e mette un pallone rasoterra all’indietro verso il dischetto del rigore. Lì, immobile e gelido, c’è Gianni Rivera. L’Abatino spiazza Maier con un piattone destro controtempo, depositando la sfera nel sacco per il definitivo 4-3.

Gli ultimi nove minuti sono una trincea d’altri tempi, ma al fischio finale dell’arbitro Yamasaki il verdetto è scritto. L’Italia vola in finale, consegnando al mondo una notte calcistica immortale, oggi ricordata anche da una targa monumentale proprio fuori dallo stadio messicano.

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