La sfida tra Cavese e Juve Stabia è da sempre un intreccio profondo di storie, volti e passioni che travalicano i 90 minuti. Un derby della provincia campana reso ancora più affascinante dalle decine di protagonisti che, nel corso dei decenni, hanno vestito entrambe le maglie o seduto su entrambe le panchine, scrivendo pagine indelebili di questo confronto.
I maestri della panchina: leggende e tattici
Il filo d’unione tra Cava de’ Tirreni e Castellammare passa innanzitutto attraverso figure mitiche della guida tecnica. A partire dalla leggenda Pietro “Rino” Santin, prima allenatore della Juve Stabia nella stagione 1971-1972 e poi artefice del “Real Cava” capace di conquistare la Serie B nei primi anni ’80. Storia analoga per Mario Zurlini, roccia in panchina e figura iconica della storia metelliana.
Non meno significativi i passaggi di tecnici carismatici come Ezio Capuano, che ha guidato la Cavese alla fine degli anni ’90 prima di sedere sulla panchina delle Vespe tra il 2006 e il 2008, e Pasquale Casale, protagonista da allenatore con i biancoblù e poi chiamato alla guida del settore giovanile della Juve Stabia
Dagli scarpini alla lavagna: da calciatori a Castellammare ad allenatori a Cava Esiste poi una categoria speciale di doppi ex: coloro che hanno calcato il prato del “Romeo Menti” da calciatori e, anni dopo, hanno risposto alla chiamata della Cavese da allenatori.
È il caso di Salvatore “Sasà” Campilongo, cresciuto calcisticamente proprio nella Juve Stabia, prima di intraprendere una brillante carriera da bomber e da tecnico. Stesso percorso per Renato Cioffi e Massimo Agovino: entrambi vissuti sotto il Faito nelle loro tappe da calciatori e successivamente sedutisi sulla panchina blufoncé.
Un intreccio di carriere, ricordi e doppi sentimenti che rende ogni capitolo di Cavese-Juve Stabia una vera e propria riunione di famiglia del calcio campano.


