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Il bullismo è un fenomeno sempre più in diffusione soprattutto negli adolescenti e nei giovani ed è espressione di un disagio relazionale.

I bambini in età scolare  (6-11 anni) strutturano la loro identità attraverso il gruppo dei pari, che facilita l’emancipazione dagli adulti attraverso identificazioni reciproche, confronti, attività condivise. Interagire con altri bambini stimola le abilità sociali, offre al bambino la possibilità di sperimentarsi in ruoli diversi da quelli di figlio e di iniziare a definire una personalità  autonoma. Nel rapporto con i pari, il bambino non è accettato aprioristicamente come in famiglia, ma deve conquistare le simpatie degli altri, condividere e collaborare, oltre a modulare la sua impulsività, negoziare e rispettare regole condivise. Tuttavia alcuni bambini cercano di affermare se stessi in modo coercitivo, prevaricando ripetutamente e intenzionalmente i coetanei. Questa modalità di interazione sta aumentando sia nelle scuole italiane che all’estero.

Il fenomeno delle prevaricazioni tra bambini è stato definito bullismo. Adattamento dall’inglese bullyng, che indica un comportamento aggressivo, vessatorio e intimidatorio. Si riferisce al comportamento del persecutore e a quello della vittima. Consiste in atti di prevaricazione o vittimizzazione, reiterati nel tempo e rivolti ai compagni più deboli. E una particolare modalità di relazione , individuale o collettiva, che mira deliberatamente a ferire.

Il bullismo non riguarda solo il bullo e la vittima, ma coinvolge un intero gruppo di pari, ciascuno con un suo ruolo. Infatti, il bullo è generalmente il bambino aggressivo, favorevole alla violenza, spesso impulsivo, dominatore, insofferente alle regole, scarsamente empatico e poco sensibile verso la sofferenza delle vittime che sminuiscono colpevolizzandole o deumanizzandole. Poi vi sono i sostenitori , che sono suoi seguaci del bullo, lo incitano e lo approvano, senza però prendere parte alle azioni violente. Osservando e incitando , rinforzano il comportamento violento, legittimandolo. I bambini che assumono questo ruolo sono definiti anche “bulli passivi”, sono spesso insicuri e ansiosi e si sentono protetti dalla potenza del bullo. Poi vi sono le vittime, che spesso sono i bambini insicuri e ansiosi, che non reagiscono agli attacchi, ma piangono oppure si isolano. Sono spesso più fragili dei bulli, fisicamente  ed emotivamente, meno capaci nelle attività di gioco, sportive e di lotta. Spesso hanno una bassa autostima, hanno paura di chiedere aiuto o non lo chiedono perché si vergognano o temono vendette da parte dei bulli.  Le vittime presentano i segni di stress da persecuzione dai compagni: mal di stomaco e ma di testa, attacchi d’ansia, difficoltà nei rapporti sociali, sintomi da stress. La violenza fisica o psichica dei coetanei può portare inoltre  lesioni gravi . Infine vi sono i sostenitori della vittima, che danno il loro appoggio, e i soggetti neutrali,  che sanno ma non riferiscono nulla agli adulti, cerano di rimanere estranei, per timore o indifferenza, ma con la loro omertà avvalorano le prepotenze. Gli atti di bullismo non sono da liquidare come semplici “ragazzate” ma possono diventare pericolosi.

Si possono distinguere due forme principali di bullismo: diretto, che può essere fisico (es.percosse) e (minacce, prese in giro, etc.; indiretto o psicologico, che corrisponde all’esclusione e all’isolamento.

E’ opportuno quindi agire con la prevenzione, con un incremento della conoscenza del fenomeno nella scuola, con la promozione di abilità sociali tra i bambini. Il metodo più utilizzato per prevenire  o intervenire sul bullismo è la peer-education che è un metodi di apprendimento e insegnamento che vede protagonisti i bambini o gli adolescenti, divisi in piccoli gruppi, all’interno dei quali ciascuno assume un ruolo ed ha la responsabilità di trasmettere un contenuto agli altri. In questo modo si attiva uno scambio reciproco, gli studenti diventano attivi, imparano non soltanto ad recepire passivamente i contenuti, ma anche a gestire in modo autonomo l’apprendimento, collaborando e mettendo in comune esperienze, conoscenze, emozioni.

Il fenomeno del bullismo è spesso sottovalutato, ma è la manifestazione di un vero e proprio malessere sociale in quanto ha delle conseguenze spesso devastanti non solo per la vittima, ma anche per la famiglia e l’intera società.

 

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