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Viaggiare , nelle sue molteplici forme, rappresenta nella storia dell’uomo la possibilità di fare un’esperienza gioiosa o dolorosa di conoscenza di sé e di riformulare la propria scala dei valori di riferimento del pensarsi persona

Il viaggio come spostamento geografico ed emotivo, come allontanamento, è il luogo dove tempo e spazio assumono un significato diverso e rilevante.

Esso non è da intendersi strettamente come spostamento fisico e concreto da un luogo ad un altro, ma è necessario essere consapevoli della forte valenza simbolica e metaforica che il viaggio assume.

Ogni viaggio è una partenza per un mondo nuovo ed allo stesso tempo un arrivo; caratteristica fondamentale del viaggio è il suo essere irreversibile. Ecco perché “il viaggiare” è spesso inteso come metafora dell’intera condizione umana: il viaggiatore ha la possibilità, durante il suo percorso, di avere continui rimandi con la propria vita, permettendo a questo tipo di esperienza di non essere fine a sé stessa, ma di provocare nel soggetto un cambiamento stabile e duraturo che continua a permanere anche dopo l’arrivo ed il ritorno.

Il viaggio in tutte le sue forme può educare all’essenziale, al dialogo, allo scambio, all’accoglienza del diverso e provoca forti trasformazioni interiori: è, insomma, portatore di un cambiamento in quanto muta la stessa identità del viaggiatore e lo pone in relazione ad altro da sé, ma soprattutto ad un altro. Nessun viaggio è esente dall’incontro e colui che viaggia deve decentrarsi, aprirsi all’altro e all’accoglienza del nuovo.

La persona che parte per un viaggio, non è la stessa persona che torna e non solo perché ha imparato cose nuove, fatto esperienze, visto un mondo di cui prima non conosceva, se non vagamente, ma perché il viaggio lo ha, letteralmente, plasmato. Quando si parte semplicemente per viaggiare, lo si fa esclusivamente per se stessi, per scoprirsi diversi, per cercarsi o per ritrovarsi. Il primo passo è la decisione di partire: una decisione presa per rispondere ad un bisogno interiore, o ad un sogno.  La partenza è la prima concretizzazione di questo bisogno: ci si distacca da chi resta; ma, soprattutto, distacca il viaggiatore da ruoli, etichette, maschere, abitudini, routine, immagini che gli altri hanno di lui e attraverso cui l’individuo vede se stesso, come riflesso in uno specchio. Partire, allora, significa oscurare momentaneamente quegli specchi, in attesa di scoprirne di nuovi; specchi che rifletteranno inevitabilmente un’immagine differente.

 

Lo storico Eric J. Leed sostiene che viaggiare è un “lasciarsi alle spalle molto di ciò che si identifica con la civiltà: le origini, i riconoscimenti, i rapporti istituzionalizzati, gli annessi e connessi dell’io e dell’identità”. Dopo un viaggio ci si sente dotati di una nuova ricchezza che, una volta tornati a casa, influenzerà anche la nostra vita quotidiana.

Un ruolo fondamentale nella scelta e nella pratica del viaggio è giocato dalle emozioni; solo grazie ad esse si entra veramente in contatto con cose, ambienti, persone. Emergono fin dal processo di decisione, contribuiscono alla prefigurazione degli eventi ed alla creazione di aspettative; il viaggio, i paesaggi, le esperienze, le situazioni elicitano nell’animo del viaggiatore gioia, stupore, terrore, meraviglia o delusione. Permeano ogni momento, fino a vivere nella fase dei ricordi e delle narrazioni. Buona parte delle emozioni provate in viaggio, vengono suscitate dal territorio, (l’ampiezza dello spazio, i suoi elementi, la luce, i colori, i contrasti, l’armonia, la complessità delle forme) dall’incontro con gli altri, dalle diverse fasi che compongono il viaggio ma, forse, l’emozione più grande è quella legata al superamento delle difficoltà, alla soddisfazione del raggiungimento di una meta.  Accogliere queste emozioni essendone consapevoli è molto importante, così come recuperare “lo stupore infantile” che consente di scoprire il mondo con occhi nuovi.

Il viaggio può essere considerato un importante mezzo, una grande opportunità per aprirci alla grandezza del mondo ed ogni essere umano è chiamato a vivere la vita come un bellissimo viaggio fatto di impegno e responsabilità, verso sé stessi e verso gli altri così come diceva anche L. Battisti in una sua famosa canzone: “…dolcemente viaggiare rallentando per poi accelerare con un ritmo fluente di vita nel cuore gentilmente senza strappi al motore”.

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