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La seconda edizione va alla Spagna. Le Furie Rosse battono in finale l’URSS e ottengono una bella rivincita

Questa volta ai nastri di partenza ci sono 28 federazioni partecipanti e solo i tedeschi dell’ovest risultano assenti tra i big d’Europa. Non mancano  le sorprese nelle qualificazioni, come l’ennesimo incidente diplomatico con la Grecia che rifiuta di incontrare l’Albania per i soliti motivi politici. Tra le sorprese l’eliminazione dei leoni inglesi ai danni dei galletti francesi, che avanzano grazie alla vittoria al Parco dei Principi per 5-2 dopo che all’andata le due nazionali pareggiarono per 1-1 a Sheffield. Altra sorpresa l’eliminazione del Portogallo, che fa leva sul blocco del Benfica, Eusebio in testa. I lusitani vanno fuori per mano della sorpresa Bulgaria e il suo nastro nascente Georgi Asparoukhov del Levski Sofia ,che risulta più decisivo del Pantera Negra, suo il gol decisivo nello spareggio giocato all’Olimpico di Roma.

Il cammino dell’Italia alla sua prima apparizione nella manifestazione continentale si ferma agli ottavi davanti ai campioni uscenti dell’URSS, che battono gli azzurri per 2-0 a Mosca e pareggiano all’Olimpico col mitico Lev Jascin, che nell’occasione ipnotizza dal dischetto Sandrino Mazzola. Dopo l’Italia, l’Unione Sovietica liquida pure la Svezia di Kurt Hamrin e passa alla fase finale insieme alla rinnovata Ungheria dei nuovi talenti Floran Albert e Bene, che fa fuori la Francia 3-1 a Parigi e 2-1 in casa, la Danimarca che aveva eliminato in ordine la piccola Malta, l’Albania e il Lussemburgo e la Spagna che elimina la Romania, l’Irlanda del Nord e l’Eire.

 

La fase finale si disputa proprio in Spagna dal 17 fino al 21 di giugno e questa volta il Generalissimo Franco non pone nessun veto e apre le frontiere dopo 15 anni ai sovietici, che in semifinale a Barcellona sconfigge la Danimarca con le reti di Voronin, Ponedel’nik e Ivanov. Più equilibrata e combattuta l’altra semifinale a Madrid tra gli iberici e i magiari, che terminano i 90′ regolamentari sul punteggio di 1-1 per le reti di Pereda e Bene. Il gol che decide la sfida lo segna il madrilista Amancio al minuto 112. La finalina per il terzo posto va all’Ungheria, che batte la Danimarca 3-1 con la doppietta di Novák, uno dal dischetto nei tempi supplementari dopo che i tempi regolamentari si sono chiusi sul punteggio di 1-1 per i gol di Bene e di Bertelsen.

Finalmente alle ore 18:00 del 21 giugno, davanti a 100.000 spettatori assiepati sulle gradinate del Charmartin, oggi ribattezzato Bernabeu, Spagna e URSS davano vita alla tanta attesa finale che vide le Furie Rosse superare i sovietici per 2-1 con gli spagnoli avanti con Pereda dopo soli 6′ e l’immediato pareggio del sovietico Chusainov dopo soli 2′. Ma a cinque minuti dal novantesimo l’attaccante del Saragozza, Marcellino, spezzava l’equilibrio con la rete della vittoria iberica per il delirio dei tifosi spagnoli.

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