CORTINA D’AMPEZZO – I larici si tingono d’oro, i sentieri si fanno più silenziosi e le pareti dolomitiche si preparano ad accogliere la prima neve. È in questo scenario d’autunno che Moreno Pesce ha scelto di tornare in quota, prima che l’inverno chiuda le vie e trasformi il paesaggio.
Oggi 15 ottobre, l’atleta paralimpico ha affrontato la via ferrata Michielli Strobel diretto verso Punta Fiames, a 2.240 metri di altitudine, affiancato da Lio De Nes, guida emerita e memoria storica della montagna ampezzana, e da Jacopo Bernard, videomaker incaricato di documentare la salita attraverso le immagini della stagione autunnale.
Non si tratta soltanto di un’escursione impegnativa, ma di un ritorno alle proprie radici, a un territorio con cui Pesce ha costruito negli anni un rapporto profondo, fatto di allenamento, sfide e appartenenza.
Oltre mille metri di dislivello per raccontare una montagna senza barriere
Amputato femorale alla gamba sinistra, Moreno Pesce ha fatto della montagna uno spazio di rinascita e di libertà lanciando un chiaro messaggio: la montagna appartiene a chi la desidera, indipendentemente dalla propria condizione fisica.
Con oltre mille metri di dislivello, la Michielli Strobel è una delle ferrate classiche più apprezzate del gruppo del Pomagagnon. Un itinerario che richiede preparazione, resistenza e capacità di affrontare passaggi tecnici, ma che regala, una volta raggiunta la vetta, una vista spettacolare sulla Valle d’Ampezzo e sulle grandi cime circostanti.
Per Pesce, tornare sulle Dolomiti prima dell’arrivo della neve significa salutare una stagione e rinnovare il legame con un ambiente che continua a offrirgli nuove occasioni per mettersi alla prova. Una sfida personale che si trasforma anche in una testimonianza concreta di determinazione e inclusione.
Una vetta che vale più di una conquista
La salita alla Punta Fiames si inserisce nel percorso di un atleta che ha trasformato una ferita profonda in una nuova possibilità di vita, senza nascondere le difficoltà e le paure che accompagnano ogni sfida.
Nella luce dorata dell’autunno, tra le rocce del Pomagagnon e il profilo delle grandi cime, la Michielli Strobel diventa così molto più di una ferrata da percorrere prima della neve. È l’occasione per raccontare una montagna aperta a tutti, dove il limite non coincide necessariamente con un punto d’arrivo e dove ogni vetta può rappresentare una nuova partenza
Moreno Pesce, una storia di rinascita e passione
Nato a Noale, in provincia di Venezia, il 13 dicembre 1975, e oggi residente ad Auronzo di Cadore, Moreno Pesce ha cambiato radicalmente la propria vita nel 1997, quando un incidente in moto gli ha causato l’amputazione della gamba sinistra sopra il ginocchio.
Da quel momento, la montagna è diventata il luogo privilegiato della sua rinascita. Con la protesi ha raggiunto alcune delle vette più significative dell’arco alpino e non solo, tra cui Monte Bianco, Monte Rosa, Gran Sasso, Gran Paradiso e Triglav. Ha inoltre preso parte a competizioni di trail running, vertical e skyrunning, confrontandosi con percorsi che richiedono preparazione atletica e grande determinazione.
Il suo impegno non si limita alla dimensione sportiva. Pesce ha collaborato con la federazione per favorire una regolamentazione della partecipazione degli atleti amputati alle gare di skyrunning ed è tra gli animatori del Team3gambe, realtà impegnata nel promuovere lo sport e le opportunità per le persone con amputazioni.
Nel 2019 è stato nominato Atleta paralimpico dell’anno dalla Città di Noale, mentre nel 2020 è stato candidato ai Gazzetta Sports Awards. La sua esperienza personale è raccontata nel libro L’arto fantasma e le mie paure.


