L’ultimo ballo del condottiero: quando Pagliuca salutò la sua Juve Stabia a Cremona


Ci sono amori calcistici che non si misurano coi trofei in bacheca o con le categorie conquistate, ma con la quantità di battiti che riescono a regalare a un’intera città. E la storia d’amore tra Guido Pagliuca e la Juve Stabia ne è stata la dimostrazione più pura, poetica e viscerale.

Sabato le Vespe torneranno al “Giovanni Zini” di Cremona. Per molti sarà solo la cronaca di novanta minuti di Serie B; per chi ama questi colori, invece, è un viaggio indietro nel tempo verso un luogo dell’anima, la scena del crimine emotivo dove si consumò l’ultimo atto di una favola meravigliosa.

L’incantesimo del Menti ed il pomeriggio di Cremona

Maggio 2025. La Juve Stabia arrivava a quella semifinale playoff di ritorno con il cuore pieno di speranza e gli occhi lucidi di chi aveva osato sfidare i giganti. Il condottiero venuto da Cecina aveva trasformato una squadra di ragazzi affamati in un’orchestra perfetta, capace di far tremare l’Italia pallonara e di portare cinquemila cuori stabiesi a spingere oltre ogni limite tattico.

Allo “Zini” il sogno della Serie A si infranse tra le pieghe di una partita stregata, resa amara dall’espulsione di Andreoni e dalla forza cinica della Cremonese. Eppure, mentre il triplice fischio calava il sipario sulla stagione, si capì subito che in quel pomeriggio d’inizio estate non si stava solo chiudendo un campionato. Si stava chiudendo un’era.

L’addio dell’uomo che insegnò a sognare

Quella gara a Cremona fu l’ultima danza di Pagliuca sul pino gialloblù. Il condottiero di Cecina, con la sua giacca stropicciata dalla foga, le urla a squarciagola a bordo campo e quel modo unico di vivere ogni partita come una battaglia epica, decise che la sua corsa a Castellammare finiva lì. Sul punto più alto, dove la bellezza fa quasi male.

Non ci furono polemiche, solo un grande, immenso abbraccio ideale con una piazza che in lui aveva riconosciuto un leader dal cuore antico. Pagliuca se ne andò lasciando in eredità non solo dei risultati straordinari, ma l’orgoglio ritrovato di una tifoseria intera.

Sabato la Juve Stabia calcherà di nuovo quel prato. Ma tra le pieghe dell’erba dello “Zini”, per un attimo, sembrerà ancora di vederlo: quel condottiero con lo sguardo fiero che, prima di salutare per sempre, ha insegnato a una città intera che sognare non costa nulla.

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