Ci sono partite che valgano tre punti sulla carta, ma che al fischio finale ne pesano il doppio per morale, consapevolezza e identità. La vittoria della Juve Stabia sulla Cremonese appartiene di diritto a questa categoria. In un match tirato, spigoloso e ricco di capovolgimenti di fronte, le Vespe — ieri in maglia bianca — hanno offerto una prova di straordinaria maturità tattica e mentale.
Se la Cremonese ha messo sul piatto della bilancia una forza d’urto offensiva di primissimo ordine (specialmente con i cambi del secondo tempo), la Juve Stabia ha risposto con le sue armi migliori: organizzazione difensiva, cinismo nei momenti chiave e spirito di sacrificio assoluto.
I singoli che fanno la differenza: tra perle d’autore e miracoli tra i pali
La cronaca del match consegna tre copertine indiscutibili:
La magia di Marco Bellich (24′): Il gol che sblocca e decide la gara è una gemma di rara bellezza. In una sfida bloccata, il calcio piazzato si conferma risorsa aurea: l’invenzione sugli sviluppi di un corner condanna Fulignati e regala il vantaggio decisivo.
Il monumento Vukovic: Se Bellich firma l’opera d’arte, Vukovic ci mette la ceralacca. Dal velenoso tiro iniziale di Nasti alla deviazione volante sul bolide di Grassi, fino ai riflessi felini nella ripresa su De Luca e Bonazzoli. Il portiere stabiese è stato semplicemente insuperabile, un faro di sicurezza per tutto il reparto.
Il cuore di Maggioni e Pierobon: Impossibile non citare il salvataggio “alla disperata” di Maggioni a Vukovic battuto (dopo una splendida combinazione Licina-Berti) o la prova d’onnipresenza di Pierobon in mezzo al campo, capace di ricucire il gioco ed erigere una diga nei momenti di massimo sforzo avversario.
Gli episodi e le scelte dalla panchina
È stata anche la partita degli episodi e delle scelte strategiche. Il VAR al 42′ ha tolto il respiro ai tifosi sul contatto Nasti-Bettella, giudicato non punibile, mentre il gol annullato a Vandeputte per fuorigioco allo scadere della prima frazione ha confermato quanto la linea difensiva di De Giorgio sappia salire con i tempi giusti.
Nella ripresa, di fronte a una Cremonese a trazione iper-offensiva — con gli ingressi di Djuric, Bonazzoli ed Elia —, mister De Giorgio ha letto la partita con lucida freddezza. I suoi cambi (da Karic, subito pericoloso in ripartenza, fino alle barricate erette nel finale con Baldi e Sanà) hanno permesso alla squadra di assorbire l’urto e ripartire. Resta il rammarico per il gol del definitivo KO fallito da Karic all’84’, ma il brivido finale sul colpo di testa di Luperto è stato solo l’ultimo atto di una serata epica.
Cosa lascia questa partita
La Juve Stabia esce da questa sfida con una certezza incrollabile: la capacità di saper soffrire senza mai smarrire la bussola. Vincere gare di questo livello, contro avversari accreditati e capaci di creare occasioni a ripetizione, significa possedere un gruppo solido e affamato.
Se il buongiorno si vede dal mattino, per le Vespe questa prestazione rappresenta un mattonello pesantissimo su cui costruire il prosieguo della stagione.


