In una classica e grigia mattina autunnale milanese, dove l’unica nota di colore sembrava essere data dalle foglie rosse e gialle nei dintorni di San Siro, l’Inter di Cristian Chivu scrive l’ennesima pagina di pura resilienza e passione. Una partita stregata, dominata per novanta minuti ma clamorosamente finita in salita, si trasforma nel recupero in un trionfo di carattere: 2-1 finale sulla Fiorentina di Vanoli, con i gol di Thuram al 91′ e il rigore glaciale di Zielinski al 98′.
La prima di Provedel: la tradizione delle “Vespe” continua a Milano
Tra i tanti spunti di una giornata infinita, c’è una data da segnare sul calendario: l’esordio dal primo minuto di Ivan Provedel a difesa della porta nerazzurra. Un battesimo del fuoco in cui il portiere si è fatto trovare pronto nei momenti decisivi — strepitoso il suo volo a disinnescare il possibile 0-2 di Gnonto — arrendendosi soltanto alla prodezza balistica dell’incolpevole destro a giro di Jimenez.
La presenza di Provedel a San Siro riannoda idealmente un filo rosso con il passato recente della storia interista: l’estremo difensore è infatti l’ennesimo ex Juve Stabia a vestire con orgoglio la maglia del club meneghino, seguendo le orme tracciate da un’icona di generosità e appartenenza come Danilo D’Ambrosio. Come l’indimenticato difensore campano, anche Provedel porta a Milano l’umiltà, la fame e la cultura del lavoro maturate a Castellammare di Stabia, mettendosi subito al servizio della causa nei momenti di massima pressione.
Il film della gara: il muro viola e la perla di Jimenez
L’andamento del match ha avuto contorni quasi paradossali. L’Inter prende da subito in mano il pallino del gioco, ma trova di fronte a sé una Fiorentina ultra-difensiva e un David De Gea in versione miracolosa. I nerazzurri ci provano a ripetizione:
Nel primo tempo con Pio Esposito, Mkhitaryan e un Thuram a tratti straripante.
Nella ripresa con un forcing totale: Carlos Augusto colpisce ben due traverse di testa su palle inattive e De Gea toglie dalla porta qualsiasi pallone indirizzato nello specchio.
Al 65′, nell’unica vera sortita offensiva della Fiorentina, Jimenez inventa un destro da fuori che s’infila all’incrocio lasciando Provedel senza scampo. Un gol che avrebbe steso chiunque, ma non questa Inter.
La follia del recupero: Thuram trascina, Zielinski la chiude
Quando ormai la sconfitta sembrava inevitabile, scatta la scintilla. Al 91′ Marcus Thuram — autore di una prova monumentale per fame e grinta — si inventa il gol del pari con un sinistro dolcissimo dopo un bello scambio con Diouf, dedicando la rete all’assente Lautaro Martinez.
San Siro diventa una bolgia e all’ottavo minuto di recupero si compie il sorpasso: il giovane 2006 Lavelli lotta sulla bandierina e conquista un pallone d’oro, Akanji scodella in area e Thuram viene travolto da Valdepenas. Dal dischetto si presenta Piotr Zielinski, che con una freddezza glaciale spedisce il pallone all’incrocio dei pali dove nemmeno De Gea può arrivare.
Al triplice fischio esplode la gioia nerazzurra: l’Inter non muore mai e conquista tre punti pesantissimi in una mattina che sembrava stregata.


