Ci perdonerà il Maestro Franco Battiato se prendiamo in prestito le strofe visionarie della sua Chanson Egocentrique (portata al successo insieme ad Alice nel 1983) per raccontare quello che è andato in scena sul prato del “Romeo Menti”. Perché ammettiamolo: quando la Juve Stabia decide di accendere la luce e regalare una serata da tre gol e zero repliche contro un ostico Südtirol, non si tratta solo di calcio. Si tratta di un’opera d’arte, di un manifesto di purissima ed elegantissima autoreferenzialità.
“Chi sono, dove sono, quando sono assente di me…” Se lo sarà chiesto più volte il Südtirol mentre osservava palloni sfrecciare da ogni angolazione sul prato del “Romeo Menti”. Perché la prestazione con cui la Juve Stabia ha travolto gli altoatesini per 3-0 non appartiene alla normale cronaca sportiva: è una vertigine lirica, un salto quantico che va da Central Park all’era dei dinosauri, guidato dall’inconfondibile marchio di una Chanson Egocentrique.
Mentre il Südtirol cercava faticosamente le distanze e il ritmo partita, la Juve Stabia suonava una musica del tutto diversa, evocando “suoni preistorici” e ritmi travolgenti che hanno spazzato via le certezze avversarie come se fossero fossili di un’altra epoca.
Il Südtirol si è ritrovato proiettato in una partita in cui non c’era spazio per la reazione. La Juve Stabia, dal canto suo, ha dimostrato che quando unisce qualità, ritmo e convinzione, può permettersi il lusso di specchiarsi nel proprio calcio e trovarsi semplicemente irresistibile.I tre punti conquistati al Menti non sono soltanto una solida conferma in classifica: sono una dichiarazione di forza, un’armonia perfetta tra forma e sostanza.


