Ci sono incontri che dimostrano quanto i social, spesso accusati di alimentare relazioni superficiali, possano invece diventare ponti preziosi tra persone, storie e sensibilità affini. È stato proprio grazie ai social che ho conosciuto Maria Teresa Tedde, incontrata poi, di persona, in occasione della presentazione di una silloge poetica nata anche grazie all’incoraggiamento e agli stimoli che lei stessa ha saputo offrire all’autrice.
A colpire sono i suoi capelli – azzurri come il mare della Sardegna, la splendida isola che abita – ma anche il suo luminoso sorriso. Stupisce la sua grande vitalità che sembra sfidare il tempo (la Tedde ha 82 anni, ma solo all’anagrafe).
A guardarla, si potrebbe immaginare una vita serena, attraversata da quella leggerezza che talvolta accompagna chi ha imparato a godere delle piccole cose. Eppure, dietro quel sorriso così luminoso, si nasconde una storia diversa, segnata da dolori profondi e perdite che hanno lasciato tracce indelebili. Una storia diversa che ho scoperto leggendo “L VII – Elle Sette”, libro autobiografico pubblicato da Libeccio Edizioni.

11 Ottobre, Giornata internazionale delle bambine
Oggi, 11 ottobre, in occasione della Giornata internazionale delle bambine, non potevo non parlarvi della piccola Maria Teresa Tedde, così come emerge dalle pagine di L VII -Elle Sette perché dietro la donna dagli occhi vivaci, dai capelli azzurri e dal sorriso contagioso c’è stata una bambina costretta a fare i conti troppo presto con il dolore, la solitudine e la perdita.
L VII – Elle Sette di Maria Teresa Tedde
L VII – Elle Sette è il viaggio di una bambina costretta a crescere troppo presto a seguito della perdita improvvisa del padre, ferroviere. Un evento traumatico che spezza il naturale equilibrio familiare e la consegna a una realtà fatta di collegi, regole severe e relazioni spesso incapaci di offrire comprensione, pazienza e amore.
La famiglia dovrebbe essere la prima culla di ogni bambino: il luogo in cui sentirsi protetti, accolti e liberi di costruire la propria identità. Per la protagonista, invece, quella culla viene meno proprio quando sarebbe più necessaria. L’esperienza del collegio con le sue imposizioni e la sua rigidità, diventa il simbolo di un’infanzia nella quale il bisogno di affetto si scontra con un mondo poco disposto ad ascoltare.
“Non ne potevo più di istitutrici e di crocerossine malvagie da post-fascismo che riversavano sulle mie amiche collegiali e su di me, orfana di padre ferroviere, il loro rancore di vita.”
“La mia vita l’avevo sognata splendida, incorniciata di baci e di carezze che in famiglia avevo sempre ricevuto”.
La scrittrice racconta così il prezzo della perdita e della solitudine, ma soprattutto le conseguenze di un contesto che non sempre riesce a riconoscere la fragilità di una bambina. Ne emerge una riflessione profonda sul ruolo della famiglia, sull’importanza degli affetti e sulla necessità di creare ambienti capaci di proteggere i più piccoli, senza soffocare la loro individualità.
Resilienza: Ricostruirsi, nonostante tutto
Tra rassegnazione, sofferenze e oppressioni, la protagonista è chiamata a trovare dentro di sé la forza per andare avanti. Se la culla originaria viene meno, sarà lei, con coraggio e sensibilità, a doverne costruire una nuova, attraverso le proprie scelte, la determinazione e la capacità di non arrendersi.
È in questo percorso che si manifesta la resilienza, non come cancellazione del dolore, ma come possibilità di attraversarlo senza lasciare che diventi l’unica misura della propria esistenza.
La storia personale si trasforma progressivamente in una presa di coscienza più ampia. Le ingiustizie subite diventano una lente attraverso cui riconoscere quelle vissute da altre donne. La protagonista non lotta più soltanto per se stessa, ma anche per chi ha conosciuto forme analoghe di oppressione, solitudine e negazione dei propri diritti.
Il dolore, dunque, non si esaurisce nella memoria individuale. Diventa consapevolezza, capacità di riconoscere l’altro e impulso a intervenire. La solidarietà femminile assume così un significato concreto: non semplice vicinanza emotiva, ma possibilità di trasformare le ferite personali in una forza condivisa, capace di generare cambiamento.
La lezione più preziosa di Maria Teresa Tedde
Con L VII – Elle Sette, Maria Teresa Tedde, poetessa pluripremiata, compie un passo ulteriore: dalla poesia alla prosa, dall’espressione lirica al racconto diretto della propria esperienza. Una scelta che mette a nudo le ferite del passato e, allo stesso tempo, restituisce valore alla forza di chi è riuscito a non soccombere.
La sua storia ci ricorda che non sempre è possibile scegliere ciò che la vita ci toglie, ma possiamo scegliere cosa fare di quella perdita. E’ proprio qui che risiede la lezione più preziosa di Maria Teresa Tedde: nella capacità di trasformare il dolore in parola, la solitudine in consapevolezza e le ferite personali in un’occasione di solidarietà. La vita può privarci di molto, ma non necessariamente della possibilità di ricominciare.

