La riscossa è pellerossa


Le elezioni di metà mandato hanno travolto il governo di Trump, che ha dovuto subire tante sconfitte negli stati in bilico e anche il successo di due native americane, appartenenti al Partito Democratico.

Deb Haaland e il New Mexico

Deb Haaland è nata il 2 dicembre 1960 in Arizona ed è membro della tribù Laguna Pueblo, una comunità indigena del New Mexico.

Prima di arrivare ai vertici della politica nazionale ha attraversato un lungo percorso personale e professionale, peraltro non privo di originalità. Infatti, dopo essere cresciuta in una famiglia legata alla tradizione militare, Haaland è stata anche una madre single che ha dovuto affrontare problemi di carattere economico, ricorrendo in passato persino ad alcune forme di assistenza pubblica.

La nuova governatrice del New Mexico ha ottenuto due titoli accademici: una laurea all’Università, appunto, del New Mexico nel 1994 e, successivamente, nel 2006, una laurea in giurisprudenza, all’età di 45 anni.

Il suo impegno politico è iniziato a livello locale e statale, candidandosi nel 2014 alla carica di vicegovernatrice del New Mexico, senza riuscire però a vincere.

Due anni dopo aveva già raggiunto un altro importante primato, diventando la prima donna nativa americana a presiedere il Partito Democratico dello Stato, un incarico mantenuto fino al 2017.

Nel 2018 è stata eletta alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, insieme a un’altra nativa americana, Sharice Davids, sancendo per la prima volta il fatto che due donne appartenenti a comunità indigene entravano contemporaneamente al Congresso.

La nomina al Dipartimento degli Interni nel 2021, con la presidenza di Biden, ha consolidato la sua notorietà nazionale.

Durante il mandato si è occupata di temi delicati che riguardano proprio i nativi americani, tra cui spiccano i dossier sulla tutela delle terre pubbliche, la gestione delle risorse naturali e le relazioni tra il governo federale e le tribù riconosciute.

Haaland ha inoltre sostenuto iniziative per fare luce sulla storia delle scuole residenziali per bambini nativi americani.

Questa vittoria in New Mexico fa compiere al suo percorso, già comunque importante, un salto di qualità, perché si passa dalla rappresentanza delle comunità indigene al governo di uno Stato.

Questa sua conquista assume un significato particolare, anche perché nel territorio del suo governatorato le popolazioni native costituiscono una componente importante della società e della storia locale.

La sua elezione apre quindi una nuova fase per la politica statale e aggiunge un primato alla lunga battaglia per una maggiore presenza indigena nelle istituzioni americane.

Peggy Flanagan in Minnesota

In Minnesota, invece, l’ex vicegovernatrice Peggy Flanagan diventa la prima donna nativa americana a essere eletta al Senato degli Stati Uniti.

Flanagan appartiene alla tribù White Earth Band di Ojibwe, la più grande riconosciuta a livello federale del Minnesota.

La neosenatrice ha scelto, nel corso degli ultimi anni, di sostituire il classico completo da ufficio con capi che riflettono la ricchezza culturale delle comunità native americane, dando visibilità agli stilisti indigeni, proprio allo scopo di lanciare un preciso messaggio di rappresentazione politica.

La riserva di White Earth

La riserva di White Earth si trova precisamente nelle contee di Becker, Clearwater e Mahnomen, nella parte centro-settentrionale del Minnesota.

Fu creata nel 1867 da un trattato tra gli Stati Uniti e la tribù dei Chippewa del Mississippi ed è una delle sette riserve Chippewa del Minnesota.

Sebbene i Chippewa di White Earth non vivano più come i loro antenati, hanno mantenuto vivo il loro patrimonio tribale e anche tutti gli aspetti della loro vita attuale sono fortemente influenzati dal passato, quando negli Stati Uniti c’erano quasi solo i cowboy e gli indiani.

Come per tutti gli indiani Chippewa che vivono in Minnesota, la storia del popolo di White Earth inizia in tempi antichi nella parte orientale degli Stati Uniti.

Per comprendere la storia della Riserva di White Earth, è necessario risalire ai tempi passati, perché buona parte della storia dei nativi americani è stata proprio cancellata dai libri di storia.

In effetti, la maggior parte di questi libri è stata scritta da storici bianchi, che credevano che la storia di questa terra fosse iniziata con la visita degli europei, ma i nativi americani, compresi i Chippewa, possedevano culture ricche e fiorenti ben prima di allora.

I pellerossa hanno svolto un ruolo chiave nella storia degli Stati Uniti e di questo stato in particolare.

William Warren e la storia

Alcuni degli errori commessi sono stati corretti da storici Chippewa come William W. Warren, i cui parenti e discendenti vivevano nella riserva di White Earth.

Warren nacque nel 1825 e morì a soli 28 anni. Suo padre era originario del New England e sua madre era una nipote di White Crane, chiamato dagli indiani Waubojeeg, un capo Chippewa ereditario di LaPointe, nel Wisconsin.

Dopo essere arrivato in Minnesota nel 1845, Warren visse con la tribù Chippewa del Mississippi a Crow Wing e Gull Lake.

Parlava perfettamente la lingua Anishinabe e intrattenne lunghe conversazioni con i capi e gli anziani della tribù.

Lo storico pellerossa, basandosi su queste interviste, iniziò a pubblicare racconti, composti da storie e leggende tramandate dalle tribù Chippewa, su un giornale di St. Paul, il Minnesota Democrat, nel 1851.

Successivamente scrisse una Storia della Nazione Ojibway e anche gli abitanti della riserva di White Earth cominciarono a scrivere la propria storia e addirittura nel 1886 fondarono un giornale della riserva, chiamato The Progress, a cui succedette in seguito The Tomahawk.

Questi giornali registravano gli eventi quotidiani nella riserva e pubblicavano numerosi articoli sugli usi e costumi dei Chippewa.

Archeologia e tradizione orale

Oltre alla storia scritta, un altro metodo per conoscere il passato degli indiani è l’archeologia, con lo studio degli oggetti lasciati dalle popolazioni antiche.

Purtroppo, a volte gli oggetti si deteriorano e gli archeologi non riescono quasi mai a trovare una documentazione completa, e quindi l’archeologia riesce a fornire solo un quadro parziale del passato.

Ma i nativi americani si affidavano anche a un terzo metodo, la storia orale, per conoscere le antiche civiltà.

Come la storia scritta, anche questa si basa sulla tradizione orale e, nelle società delle tribù Chippewa, i narratori designati hanno il compito di tramandare la storia del loro popolo di generazione in generazione.

Per gli storici delle tribù indiane, conoscere il significato spirituale degli eventi risulta addirittura più importante del tempo esatto nel quale gli stessi sono accaduti.

Le novità delle midterm

Oltre all’elezione delle due rappresentanti native americane, le elezioni di metà mandato del 2026 hanno fatto registrare diverse novità politiche, mentre in Mississippi l’esito della competizione elettorale resta ancora da confermare definitivamente.

Il candidato democratico Scott Colom risulta infatti in vantaggio sulla senatrice repubblicana uscente Cindy Hyde-Smith. Un’eventuale vittoria assumerebbe un particolare significato storico per la rappresentanza afroamericana nello Stato.

Se il risultato fosse confermato, Colom diventerebbe il primo afroamericano eletto al Senato degli Stati Uniti in Mississippi dai tempi di Blanche Bruce, esponente del Partito Repubblicano, eletto nel 1874 dalla legislatura statale durante l’era della Ricostruzione.

Si trattava di un periodo di profonde trasformazioni politiche e sociali, iniziato dopo la Guerra civile americana e l’abolizione della schiavitù, sancita dal XIII Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, approvato dal Congresso il 31 gennaio 1865, ratificato il 6 dicembre dello stesso anno e proclamato ufficialmente il 18 dicembre 1865.

La possibile elezione di Colom rappresenterebbe dunque un nuovo capitolo nella storia della partecipazione politica afroamericana in Mississippi, a oltre un secolo e mezzo dall’elezione di Blanche Bruce.

Michigan, eletto Abdul El-Sayed

Un fatto ancora più clamoroso è avvenuto in Michigan, perché il medico Abdul El-Sayed, figlio di immigrati egiziani ed esponente dell’ala sinistra del Partito Democratico, è diventato il primo senatore musulmano della storia degli Stati Uniti.

La sua elezione assume un significato ancora più importante, in considerazione degli attacchi subiti in campagna elettorale dal presidente Donald Trump in persona.

Il presidente degli Stati Uniti lo ha accusato addirittura di coltivare legami con gruppi estremisti, accuse che però El-Sayed ha sempre respinto con sdegno.

Chris Pappas nel New Hampshire

Altro fatto rilevante sul piano storico è accaduto nel New Hampshire, nel quale il quarantaseienne democratico Chris Pappas, dichiaratamente omosessuale, ha conquistato il seggio da senatore.

Chris Pappas, nel New Hampshire, ha sconfitto l’ex senatore repubblicano John E. Sununu, ma la vittoria travalica il significato meramente politico tra i due partiti.

Infatti, Pappas diventa il primo uomo apertamente omosessuale eletto al Senato degli Stati Uniti, peraltro festeggiando sul palco assieme al suo compagno di vita.

Talarico e le elezioni texane

Un altro caso particolare si è verificato in Texas con Talarico, un politico di chiare origini italiane da parte di padre.

Talarico ha vinto le elezioni, diffondendo il messaggio dell’amore come unica cosa più forte dell’odio e affermando il principio del ribaltamento dei tavoli, per sconfiggere la minoranza agguerrita e potentissima dei miliardari.

Talarico, da buon ex seminarista, ha voluto rievocare sia l’episodio di Davide contro Golia nel Vecchio Testamento, sia quello raccontato nei Vangeli, in cui Gesù si incollerisce contro i mercanti cambiavalute e venditori nel Tempio di Gerusalemme.

Comunque, oltre ai principi cristiani, Talarico ha voluto esprimere un programma politico alternativo alla tradizionale ricetta di libertà individuali miste a investimenti, tipica del presidente repubblicano Donald Trump.

La proposta di Talarico ai texani si è basata essenzialmente sull’aumento dei salari, sulla riforma dei finanziamenti elettorali per liberarli dai grandi interessi e su politiche pubbliche per alloggi, scuole e sanità.

Talarico, un cristiano protestante, per rispondere alle critiche sulle sue posizioni su transgender e aborto, ha citato due papi, Francesco e Leone XIV, per chiarire il concetto di essere comunque a favore della vita, perché questo fatto abbraccia anche la lotta alla povertà, al cambiamento climatico e alle violenze della guerra.

Talarico ha voluto distinguersi nettamente da Trump, richiamandosi alla “pace disarmante” di Papa Leone e alle sue idee fondamentali di solidarietà, dignità umana e giustizia sociale, che la Chiesa cattolica porta avanti dall’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII.

Insomma, le elezioni del Texas fanno cogliere meglio di tutte il peso che ha avuto lo scontro degli ultimi tempi tra il Papa e il presidente Trump, in particolare sulla questione della pace in Medio Oriente.

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