La Juventus batte il Napoli, rivincita Luciano Spalletti


I personaggi più rilevanti di una sfida classica in tono minore sono in panchina e in tribuna, ma sono soprattutto i tanti infortunati da una parte e dall’altra che ridimensionano il peso del confronto, oltre la classifica deficitaria per entrambe. Allegri, ancora squalificato, è costretto pure a rinunciare all’ultimo momento ad Hojlund per un attacco influenzale e inizialmente a Rrhamani, optando per gli italiani Marianucci e Lucca. Spalletti sceglie invece di fare giocare assieme il fantasista tedesco Woltemade alla punta francese Kolo Muani, ma il primo pericolo lo crea Lucca, che costringe Vicario ad una grande parata, più difficile di quella di Meret alla fine del primo tempo su Kerim Alajbegović. Per il resto c’è un palo della Juve in una mischia da dividersi tra Cabal, Mckennie e Marianucci, che regge bene la gara se si escludono i falli da ammonizione commessi sorprende e un’occasione di Lang, sprecata con un tiro alto, ma il rapper olandese può lamentarsi per un passaggio precedente nettamente fuori misura di Lucca in una ripartenza potenzialmente decisiva.

Ad inizio ripresa come al solito il Napoli deve ricorrere a cambi dettati da infortuni e non da scelte tattiche, inserendo Rrhamani e Gilmour al posto di De Lorenzo e De Bruyne, mentre Spalletti può cambiare modulo e uomini, inserendo prima Gatti per Mckennie e poi Zhegrova per Kolo Muani. Prima del primo cambio veramente tattico del Napoli Meret deve compiere la sua seconda parata proprio sul difensore con l’istinto offensivo, che Allegri ha chiesto inutilmente in estate, Federico Gatti, in una gara che decolla nella ripresa, solo grazie alla volontà della Juve di cercare la vittoria.

L’inserimento del frattese Vergara per uno spento Politano avrebbe potuto vivacizzare un incontro, che fino al gol bianconero si trascina stancamente tra falli e qualche colpo di testa offensivo, come quello di Bremer, che probabilmente avrebbe parato ognuno di noi. Ci voleva l’intraprendenza di un giovane come il nazionale bosniaco Alajbegovic a cambiare l’inerzia della gara perché il suo tiro da fuori regala un euro gol, che esalta il freddo pubblico juventino e deprime i sostenitori partenopei presenti allo stadium. Gli juventini applaudono pure l’uscita del match winner dal campo, sostituito da Boga e la seconda ammonizione di Marianucci, che costringe il Napoli all’inferiorità numerica in un finale mesto, nel quale si fa male pure Olivera, costretto ad uscire assieme ad Anguissa per Beukema e Giovane. Spalletti difende la vittoria, inserendo Cambiaso al posto di Cabal, ma i segnali di vitalità offensiva per il Napoli si limitano a qualche inutile geometria tra Gilmour e un deludente Mc Tominay, fino al disperato tiro del recupero, mentre la Juventus legittima la vittoria, collezionando calci d’angolo e facendo qualche tiro di alleggerimento, fino a raggiungere persino il raddoppio con Boga che con un altro tiro dalla distanza chiude la partita Sinceramente questo Napoli di stasera con un rapper e un centravanti di serie inferiore in attacco, senza nerbo a centrocampo e totalmente privo di spinta sulle corsie laterali farebbe fatica a fare risultato anche in serie B e così questa sconfitta può essere archiviata come una delle più brutte di tutta la sua storia divenuta centenaria quest’anno. A questi calciatori non rimane che la gara di Oporto in Champions League per dimostrare qualcosa di importante e non come hanno  allo Stadio. Non può bastare nemmeno il ritorno di Hojlund a togliere le castagne dal fuoco di una stagione, finora davvero mediocre.

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