POMPEI – Dalle antiche domus romane alla società dell’immagine, il mito di Narciso attraversa i secoli e torna a interrogare l’uomo contemporaneo. Lo fa attraverso la nuova scultura di Nello Petrucci, presentata lo scorso 6 ottobre e accolta ufficialmente nella collezione d’arte dell’Hotel Habita79.
Esposta nella hall della struttura, l’opera si inserisce in un progetto culturale che punta a fare dell’hotel non soltanto un luogo di ospitalità, ma anche uno spazio dinamico di incontro con l’arte e la ricerca contemporanea, aperto alla città e ai visitatori provenienti da tutto il mondo.
Narciso, dal mito antico alle ossessioni del presente
A Pompei, il racconto di Narciso appartiene profondamente alla memoria del territorio. La sua immagine riaffiora negli affreschi e nelle decorazioni delle antiche abitazioni romane, testimoniando il fascino esercitato da questo personaggio mitologico sulla cultura del passato.
Petrucci parte proprio da tale patrimonio iconografico per costruire una rilettura attuale del mito. Nella sua interpretazione, Narciso non è soltanto il giovane innamorato della propria immagine riflessa, ma diventa il simbolo di una società sempre più concentrata sulla rappresentazione di sé, sulla ricerca di visibilità e sulla necessità di ottenere uno sguardo di approvazione.
In un tempo dominato dagli schermi degli smartphone e dalla continua esposizione della propria immagine, lo specchio assume così un significato più profondo: non restituisce soltanto un volto, ma apre una riflessione sul rapporto tra ciò che siamo e ciò che scegliamo di mostrare agli altri.
Il rischio, suggerisce l’opera, è quello di rimanere prigionieri del proprio riflesso, perdendo progressivamente la capacità di riconoscere ciò che esiste al di là del nostro ego.
Una scultura tra materia e riflesso
Realizzata in resina bianca e collocata su un’ampia superficie specchiante, Narciso crea un suggestivo dialogo visivo tra la presenza fisica della scultura e la sua immagine riflessa.
È nello scarto tra il corpo reale e la sua proiezione che si sviluppa la ricerca concettuale dell’artista. Il riflesso, infatti, non coincide mai completamente con la nostra identità più profonda. Ciò che appare non esaurisce ciò che siamo.
L’opera supera così la dimensione della semplice contemplazione estetica e coinvolge direttamente chi le si avvicina. Ogni osservatore, fermandosi davanti alla scultura, entra nel gioco dei riflessi e diventa parte della composizione, chiamato a confrontarsi con la propria immagine.
La domanda che ne emerge è tanto semplice quanto incisiva: “Quanto di ciò che vediamo di noi stessi corrisponde davvero a quello che siamo?”
Nello Petrucci: «La ricerca di ciò che non riusciamo a vedere di noi stessi»
A spiegare la genesi dell’opera è lo stesso Nello Petrucci, che individua proprio negli scavi pompeiani la fonte della sua ispirazione.
«Narciso è una figura centrale negli scavi di Pompei, la mia fonte d’ispirazione. Ma qui il mito cambia: non è la storia di chi si innamora della propria immagine, è la ricerca di ciò che non riusciamo a vedere di noi stessi», racconta l’artista.
Una riflessione che si sposta dal mito alla quotidianità dove il telefono è diventato uno specchio sempre disponibile, capace di moltiplicare le immagini e alimentare il bisogno di apparire.
«Oggi ci guardiamo attraverso lo schermo di un telefono: come ci mostriamo? Come appariamo agli occhi degli altri? Tra ciò che siamo davvero e come ci presentiamo c’è una distanza enorme», sottolinea Petrucci.
E aggiunge: «La mia è un’opera materica, ma si completa solo con chi la guarda: grazie al gioco di riflessi dello specchio, ogni angolazione offre una visione unica e diversa».
La partecipazione del pubblico non è dunque un elemento accessorio, ma parte integrante del progetto artistico: senza lo sguardo di chi osserva, l’opera rimarrebbe incompleta.
Anna Balzani: «La prospettiva si ribalta»
A evidenziare il valore della rilettura contemporanea è la curatrice Anna Balzani che mette in luce la differenza tra la funzione del mito nell’antichità e il significato assunto nella ricerca di Petrucci.
«Nelle antiche domus romane, il mito di Narciso serviva a celebrare il potere e il prestigio del dominus. Nell’opera di Nello la prospettiva si ribalta: il focus torna sul singolo individuo», spiega Balzani.
Un cambiamento di prospettiva che si manifesta anche nella postura della figura. A differenza delle rappresentazioni classiche, nelle quali Narciso è chino sull’acqua per contemplare il proprio volto, la scultura di Petrucci lo raffigura in piedi.
Una scelta che, secondo Balzani «misura e interroga la distanza tra ciò che la persona vede di sé e ciò che smette di vedere».
Il mito, liberato dalla sola dimensione narrativa, diventa così uno strumento per leggere le contraddizioni del presente e il rapporto, spesso problematico, tra identità e apparenza.
Habita79, l’arte nell’esperienza dell’ospitalità
L’ingresso di Narciso nella collezione dell’Habita79 risponde a una precisa visione culturale del management della struttura, intenzionato a integrare l’arte nell’esperienza dell’ospitalità.
«Abbiamo scelto di collocare l’opera nella hall, un luogo fortemente simbolico fatto di continui arrivi e partenze», spiega Riccardo Mantilacci, direttore dell’hotel.
È proprio in questo spazio di transito che la scultura trova una collocazione particolarmente significativa. Viaggiatori, ospiti e visitatori si ritrovano, anche solo per pochi istanti, davanti a un’immagine che restituisce loro il proprio volto, trasformando un gesto quotidiano in un’occasione di riflessione.
«In questo punto di passaggio, lo specchio compie la sua magia: chiunque si fermi a guardare smette di essere un semplice spettatore e diventa parte integrante dell’opera», conclude Mantilacci.
Con Narciso, Nello Petrucci intreccia dunque memoria archeologica e sensibilità contemporanea, confermando la capacità dell’arte di trasformare un luogo e, al tempo stesso, di porre domande scomode sul nostro modo di abitare il presente.


