Il pomeriggio delle streghe al Penzo: quando neanche la classe di De Bruyne basta contro il destino


na trasferta che doveva rappresentare il riscatto dopo il ko rimediato in terra spagnola e che invece si è trasformata nell’ennesima notte di rimpianti e incubi. La sconfitta subita al “Penzo” contro un Venezia rinato sprofonda l’intero ambiente azzurro nello sconforto più totale e apre interrogativi stringenti sullo stato di salute della formazione guidata da Massimiliano Allegri.

Povertà di gioco e turnover azzardato

L’approccio alla gara racconta già molto dello stato di forma del Napoli. Allegri rimescola le carte concede spazio alle riserve in avanti, lanciando dal primo minuto Lucca e Giovane a supporto di un turnover che coinvolge anche Meret, Beukema e Gilmour. Il risultato è un primo tempo ai limiti dell’inedificabile: zero parate impegnative per i due portieri, ritmi blandi e pochissime idee, con le uniche note di colore (e di nervosismo) regalate dalle tifoserie sugli spalti e dal lancio di fumogeni sul terreno di gioco.

Nella ripresa, dopo un’occasione sciupata da Giovane, arriva la doccia fredda: il Venezia passa in vantaggio con Adams, lesto e fortunato nello sfruttare un errore clamoroso e irriconoscibile dell’esperto Rrahmani. Soltanto a quel punto Allegri si decide a correre ai ripari con un triplo cambio immediato, gettando nella mischia Hojlund, De Bruyne e Allison Santos al posto dei deludenti Lucca, Gilmour e Giovane.

Il muro dell’ex Jesus e il miracolo di Stanković

Il cambio d’inerzia c’è, il Napoli prende d’assedio l’area veneziana con attacchi vehementi ma spesso confusi. È qui però che sale in cattedra la difesa arancioneroverde: il grande ex di turno, il brasiliano Juan Jesus, si erge a muro invalicabile insieme al figlio d’arte Filip Stanković (già protagonista in passato contro la Juve Stabia).

L’episodio chiave che avrebbe potuto raddrizzare la serata arriva con il rigore solare concesso per fallo di Moreno su Hojlund. Sul dischetto si presenta un maestro come Kevin De Bruyne, ma Stanković compie il capolavoro della serata bloccando la conclusione del belga e facendo calare il gelo sulla panchina azzurra.

Nel finale disperato, pur con l’ingresso di Politano al posto di Beukema per uno sbilanciamento totale, il Napoli produce soltanto assalti caotici. McTominay sfiora il gol a tre riprese, trovando però sulla sua strada ancora un super Stanković (provvidenziale anche su Lobotka e Allison Santos) e una dose di sfortuna nell’incrociare le traiettorie dei compagni.

L’effetto Nicola e l’equivoco di centrocampo

Dall’altra parte della barricata va dato enorme merito al Venezia e al suo nuovo allenatore. Dopo l’esonero di Stroppa – tecnico rivelatosi finora vincente quasi esclusivamente nelle categorie inferiori – la società si è affidata al Re Mida delle salvezze, Davide Nicola. E lo specialista delle rimonte ha risposto subito presente: lettura perfetta della gara, cambi azzeccati (tra cui il Rrahmani kosovaro e l’ex Mazzocchi) e una solidità ritrovata. Con il recupero imminente dell’ex bomber della Juve Stabia, Andrea Adorante, la cenerentola Venezia ha tutte le carte in regola per trasformarsi nella principessa della laguna e conquistare la salvezza.

In casa Napoli, invece, i nodi vengono al pettine. Al momento sembra non funzionare più nulla: una difesa tutt’altro che imperforabile, un attacco impalpabile e un centrocampo poco esaltante. Soprattutto, continua a pesare la difficile coesistenza sul terreno di gioco tra McTominay e De Bruyne, un equivoco tattico e strutturale che ci portiamo dietro ormai dalla scorsa stagione e a cui Allegri non sembra ancora aver trovato la giusta chiave di lettura.

Oltre la tempesta: guardare al futuro

Nonostante il momento buio e un calendario che recita “allarme rosso” – con i prossimi impegni ravvicinati contro ostacoli tignosi come il Bodø/Glimt in Champions League e la Roma in campionato – la luce in fondo al tunnel esiste. Il rientro graduale degli infortunati e l’orizzonte del mercato di gennaio autorizzano a mantenere un fondo di ottimismo per il prosieguo della stagione. Per uscire da questa crisi, però, servirà prima di tutto ritrovare l’anima, la lucidità e la capacità di non regalare più serate di gloria alle cenerentole del torneo.

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