Prima dei grandi trionfi con le big del calcio mondiale, dei titoli nazionali e delle notti magiche in Europa, il destino di due dei più grandi allenatori italiani della loro generazione si è incrociato in una piazza e in una stagione del tutto particolari. Era la Serie B 2006-2007 e sulla panchina dell’Arezzo si consumava una vera e propria staffetta tra Antonio Conte e Maurizio Sarri.
L’esordio di Conte e lo scoglio della penalizzazione
Per Antonio Conte, appesi i bulloni al chiodo e dopo un anno da vice a Siena, quella in terra toscana fu la prima vera esperienza da capo allenatore. Un battesimo del fuoco tutt’altro che semplice: l’Arezzo partiva con una pesante penalizzazione di 6 punti in classifica legata alle vicende di Calciopoli.
L’avvio di campionato fu irto di difficoltà, con la squadra amaranto incapace di ingranare la marcia giusta e bloccata sul fondo della graduatoria. Risultati che portarono la dirigenza a prendere una decisione drastica: il 31 ottobre 2006, Conte venne sollevato dall’incarico.
Il capitolo Sarri e il clamoroso richiamo
Al suo posto la società chiamò Maurizio Sarri, allora emergente condottiero dei campi di provincia. Nonostante alcuni picchi e il consueto lavoro tattico minuzioso, nemmeno la cura Sarri riuscì a staccare del tutto l’Arezzo dalle sabbie mobili dell’ultimo posto.
Così, il 13 marzo 2007, la dirigenza decise di ribaltare nuovamente tutto: via Sarri e richiamo immediato per Antonio Conte.
Una cavalcata da applausi finita in farsa
Al suo ritorno, Conte trasformò la squadra e innescò una rimonta al limite dell’incredibile: 24 punti conquistati nelle ultime 10 giornate. Un ruolino di marcia travolgente che portò gli amaranto a sfiorare un’impresa che fino a poche settimane prima sembrava pura utopia.
La salvezza sfuggì purtroppo proprio all’ultima curva dell’ultima giornata, condannando l’Arezzo a un’amara retrocessione in Serie C1. La beffa fu ancora più grande calcolatrice alla mano: senza la penalizzazione iniziale di 6 punti, la squadra si sarebbe classificata undicesima, salvandosi con largo anticipo e senza affanni.
Una pagina di storia amara per l’Arezzo, ma che a distanza di anni assume un fascino unico: l’inizio del cammino per due autentici maestri della panchina.


