Casalnuovo assediata dal rumore degli aerei: il silenzio è diventato un privilegio


Casalnuovo di Napoli – Qui il cielo non è più un confine di pace. Tuona, ruggisce, sibila. A ogni ora del giorno e della notte. A Casalnuovo di Napoli il rumore degli aerei è diventato la colonna sonora della quotidianità, una tortura acustica che non dà tregua a chi abita a due passi – appena sei chilometri – dall’aeroporto internazionale di Capodichino.

Una situazione che si trascina da anni, da quando il traffico aereo ha cominciato a crescere esponenzialmente, cavalcando il boom del turismo nel capoluogo campano. Oggi, mentre testate autorevoli parlano del “rischio disinvestimenti” in caso di riduzione dei voli, a Casalnuovo ci si chiede:
Disinvestimento per chi? E la salute di chi vive qui? Chi la tutela?


Salute e ambiente sotto attacco

Durante le ore di punta, si conta un aereo ogni 3-5 minuti. Un passaggio incessante sopra i tetti delle case, sopra le scuole, i parchi, le teste di chi vorrebbe solo vivere in pace. I danni? Non solo fastidio.

Gli studi parlano chiaro: il rumore costante è un nemico invisibile, che disturba il sonno, compromette la concentrazione, spezza la quiete familiare e, cosa ben più grave, mina la salute pubblica. L’inquinamento acustico cronico è collegato a ipertensione, ictus, ansia, stress e disturbi cardiovascolari.

Senza dimenticare quello atmosferico, anch’esso in costante crescita, che aggiunge ulteriori danni irreparabili all’ambiente e alla salute della comunità.

Le domande dei cittadini

La normativa nazionale – la Legge Quadro n. 447 del 1995 sull’inquinamento acustico – impone limiti chiari. Ma chi controlla davvero che vengano rispettati?

I cittadini chiedono verifiche, propongono rotte alternative, auspicano un uso più razionale dello scalo, magari bilanciando il traffico con l’aeroporto di Salerno, che ancora fatica a decollare.

Una battaglia per il silenzio

La società di gestione, GESAC, parla di rispetto delle normative e di procedure antirumore già adottate. Ma la realtà raccontata dai cittadini è un’altra. Anche il Comune di Napoli, in passato, ha ammesso la “non più sostenibilità” della situazione. E allora perché nulla cambia?

Quella di Casalnuovo è una battaglia per il diritto al silenzio, per il diritto al sonno, per il diritto a vivere senza dover alzare la voce ogni volta che passa un aereo.

Non si tratta di ostacolare lo sviluppo economico. Si tratta di pretendere equilibrio, giustizia ambientale, rispetto per chi abita sotto questo cielo violato.

Perché lo sviluppo non può e non deve essere costruito sulle teste di chi non riesce più a dormire, né a parlare serenamente in casa propria.

E forse la domanda più onesta da porre, oggi, alla luce del dibattito nazionale, è una sola:
Siamo davvero disposti a sacrificare intere comunità in nome del turismo e dei profitti?

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