L’eredità di un mito: la storia di Adonis Creed, il volto della nuova era di Rocky


Da un’idea nata dal dolore e dalla gratitudine filiale fino a diventare una delle trilogie sportive più di successo degli ultimi anni: la saga di Adonis Creed ha ridefinito il mito del pugilato al cinema, raccogliendo il testimone da Sylvester Stallone e portando la Franchisee di Rocky verso una nuova generazione. Interpretato da Michael B. Jordan, il personaggio di Adonis – figlio del leggendario Apollo Creed – ha conquistato il grande schermo attraverso un percorso di crescita, riscatto e identità.

Dalla realtà al grande schermo: come è nato Adonis

Dietro la creazione di Adonis c’è una storia profondamente personale. Il regista Ryan Coogler si è ispirato al rapporto con suo padre, che lo caricava prima di ogni partita di football facendogli vedere i film di Rocky e con cui guardava Rocky II durante la malattia della madre, poi scomparsa quando il regista aveva solo diciotto anni. Dopo questo tragico lutto, il padre è diventato per Coogler una figura quasi mitologica – esattamente ciò che Rocky rappresentava per lui.

Da questo legame indissolubile nasce l’idea di un eroe moderno bisognoso di motivazione. Nonostante l’iniziale riluttanza di Sylvester Stallone, l’incontro con Coogler e Michael B. Jordan lo ha convinto a sposare il progetto, portandolo persino ad addestrare personalmente Jordan sulle tecniche di pugilato.

2015: L’inizio del viaggio (Creed – Nato per combattere)

La storia di Adonis (nato Johnson) inizia nell’ombra. Impiegato di giorno, il ragazzo combatte in incognito a Tijuana usando il cognome materno per evitare il peso dell’eredità del padre, Apollo. Deciso a diventare un professionista contro il volere della madre, si trasferisce a Filadelfia e convince Rocky Balboa a fargli da mentore e allenatore.

Mentre la sua identità viene rivelata al pubblico e nasce l’amore con la cantante Bianca, arriva la prima grande sfida: il campione dei mediomassimi Ricky Conlan lo provoca, definendolo un finto pugile famoso solo per il nome che porta. In parallelo, Adonis affronta una battaglia ancora più intima, convincendo Rocky a sottoporsi alle cure per un linfoma non Hodgkin. Salito sul ring con il cognome del padre, Adonis perde ai punti al termine di un match eroico, ma conquista il rispetto del mondo intero.

2018: I fantasmi del passato (Creed II)

Tre anni dopo, Adonis è sul tetto del mondo: conquista il titolo dei pesi massimi WBC e chiede a Bianca di sposarlo. Il passato, però, torna a bussare alla sua porta sotto forma di Viktor Drago, figlio di quell’Ivan Drago che uccise Apollo sul ring.

Sordo ai consigli di Rocky, Adonis accetta la sfida ma affronta un match drammatico: subisce un grave infortunio alle costole, salvandosi solo grazie alla squalifica di Viktor per un colpo scorretto a terra. Dopo un duro percorso di riabilitazione fisica e psicologica, e con la gioia di essere diventato padre della piccola Amara, Adonis ritrova la complicità con Rocky. Preparatosi con un estenuante allenamento nel deserto, affronta la rivincita a Mosca: un match durissimo in cui Adonis trionfa dopo il ritiro di Drago, consacrandosi definitivamente.

2023: Il confronto finale (Creed III)

Nel 2020, dopo aver superato Conlan in una rivincita, Adonis appende i guantoni al chiodo. La pace dura fino al 2023, quando riappare Damian “Dame” Anderson, un amico d’infanzia ed ex promessa della boxe appena uscito di prigione dopo una lunga detenzione.

Adonis decide di aiutarlo e, complice l’infortunio del suo pupillo e campione Felix Chavez, concede a Dame l’opportunità di combattere per il titolo. Dame vince con scorrettezza, ma la verità viene presto a galla: l’infortunio del precedente campione era stato orchestrato proprio da Dame per ottenere il match. Ferito nell’orgoglio e nel senso di giustizia, Adonis torna sul ring per un’ultima, epica battaglia. Dopo un incontro sfibrante, conquista di nuovo la cintura e trova finalmente la forza di riconciliarsi con l’amico di un tempo.

Un’icona moderna

In tre capitoli, la parabola di Adonis Creed ha saputo raccontare molto più di semplici incontri di pugilato: ha affrontato il peso dell’eredità familiare, la lotta contro i propri demoni e il valore del perdono. Da giovane combattente in cerca di un’identità a campione maturo e padre di famiglia, Adonis è diventato il simbolo di come si possa onorare il passato costruendo, con i propri pugni, il proprio futuro.

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