A cento giorni dallo scioglimento per infiltrazioni camorristiche del Consiglio comunale di Castellammare di Stabia, l’ex sindaco Luigi Vicinanza annuncia di aver presentato ricorso al Tar del Lazio contro il provvedimento del Viminale. Una decisione accompagnata da una dura contestazione delle conclusioni della commissione d’inchiesta, che secondo l’ex primo cittadino non dimostrerebbero alcun condizionamento dell’amministrazione da parte della criminalità organizzata.
Vicinanza, sabato 24 ottobre, ha illustrato le ragioni della sua iniziativa durante un’assemblea pubblica al Circolo Internazionale, davanti a una sala gremita.
Il ricorso al Tar
«Un provvedimento ingiusto e immotivato», ha dichiarato Vicinanza, sostenendo che gli elementi contenuti nella relazione non dimostrerebbero che la sua amministrazione sia stata «condizionata, infiltrata, corrotta».
Il ricorso, presentato dall’avvocato Riccardo Marone, vede coinvolti anche l’ex vicesindaco Giuseppe Di Capua e l’ex assessora Annalisa Di Nuzzo.
L’ex sindaco ha spiegato di voler difendere la propria onorabilità, contestando anche l’attuale disciplina dello scioglimento degli enti locali per infiltrazioni mafiose.
«Questa norma sullo scioglimento aveva senso 33 anni fa, dopo le stragi di mafia, oggi non funziona più», ha affermato, auspicando che quanto accaduto alla sua amministrazione possa contribuire a una riflessione sul sistema.
Le contestazioni alla relazione
Nel corso dell’incontro, Vicinanza ha affrontato alcuni dei rilievi contenuti nella relazione della commissione d’inchiesta, respingendone le conclusioni.
«All’interno di quella relazione solo socialità e nessun atto concreto», ha sostenuto, rivendicando la continuità amministrativa con la precedente gestione commissariale.
L’ex sindaco ha inoltre contestato i dati relativi agli affidamenti diretti. Secondo la sua ricostruzione, non sarebbero stati 21 milioni di euro, ma 5 milioni, precisando che si sarebbe trattato di procedure consentite dalla normativa.
Si tratta di affermazioni dell’ex primo cittadino, sulle quali sarà chiamata a pronunciarsi la giustizia amministrativa nell’ambito del ricorso.
La festa della Juve Stabia
Vicinanza è tornato anche sull’episodio della festa della Juve Stabia, richiamato nella relazione e nel quale, a suo dire, comparirebbe il suo nome.
L’ex sindaco ha spiegato che alcune persone, da lui dichiarate sconosciute, avrebbero chiesto all’allora capitano della squadra di scendere dal palco per la consegna di una targa.
Secondo la sua versione, quelle persone non sarebbero salite sul palco, ma si sarebbero inserite all’ultimo momento in una fotografia di gruppo.
«Cosa può fare un sindaco in queste occasioni? Gestire l’ordine pubblico non è nostro compito», ha dichiarato, respingendo ogni interpretazione dell’episodio come prova di un condizionamento dell’amministrazione.
Lo scontro politico nel Pd
L’intervento ha assunto anche un forte significato politico.
Vicinanza ha definito lo scioglimento un «delitto politico arrivato dopo aver detto molti no», collegando la vicenda alle tensioni interne al Partito Democratico e al centrosinistra campano.
Ha ricordato i difficili rapporti con l’ex segretario regionale del Pd Antonio Misiani e ha criticato il commissario cittadino del partito Arturo Scotto, lamentando l’assenza di un confronto politico.
L’ex sindaco ha parlato dell’esistenza a Castellammare di un «gruppo di potere trasversale» e ha denunciato quella che considera una «ritorsione giustizialista dell’area più faziosa del Pd».
Accuse politiche che restano attribuite a Vicinanza e distinte dalle motivazioni amministrative alla base dello scioglimento.
La risposta di Scotto
All’assemblea erano presenti anche ex consiglieri comunali, l’ex presidente del Consiglio comunale Roberto Elefante e l’ex sindaco di Pomigliano Michele Caiazzo.
Durante il suo intervento, Vicinanza si è commosso ringraziando le persone che gli hanno manifestato il proprio sostegno.
Pur riconoscendo il peso dello scioglimento, definito «un marchio che brucia», ha ribadito la volontà di rimanere a Castellammare di Stabia e continuare a impegnarsi nella vita cittadina, annunciando di voler fare il «sindaco di strada».
In serata è arrivata la replica di Arturo Scotto: «Basta parlare di fuoco amico, siamo concentrati sulla ricostruzione del Pd e dell’alleanza progressista».
La vicenda si sposta ora sul piano giudiziario, con il ricorso al Tar del Lazio attraverso il quale Vicinanza e gli altri ricorrenti intendono contestare il provvedimento di scioglimento.


