In campo c’è un Gabrielli in più


Nello spazio politico che si autodefinisce campo largo si sta inserendo l’alleanza tra Franco Gabrielli ed Ernesto Maria Ruffini. Le parole dell’ex prefetto Gabrielli chiariscono come l’iniziativa “Più Uno” non nasca con la velleità di fondare un altro partitino del 2%, ma piuttosto come una vera e propria piattaforma di elaborazione e attrazione per tutto l’elettorato che si considera riformista.

Nella sua intervista al Corriere della Sera, Gabrielli ha precisato come la propria collocazione sia saldamente nel centrosinistra, con lo scopo di renderlo più largo, credibile e soprattutto capace di governare.

La proposta di Ruffini

Ruffini ha creato una frase specifica, breve e incisiva, per comunicare la sua proposta di valore della prossima campagna elettorale. Infatti, la frase “Moderati nel metodo e radicali negli obiettivi” deve essere considerata come lusingatrice soprattutto nei confronti della parte centrista e anche riformista dell’elettorato.

Ruffini intende rifiutare la logica del tifo per cercare la mediazione e il confronto politico, basato però sui dati e sui fatti. Insomma, c’è l’esigenza da parte sua di privilegiare l’oggettività sul soggettivismo.

Questo nuovo movimento politico intende andare alla radice delle disuguaglianze, della precarietà lavorativa e del senso di insicurezza sociale, per essere compatibile, ma soprattutto aggiuntivo e migliorativo nei confronti della coalizione e in particolare con gli altri attori del centro della stessa.

Da parte sua, Franco Gabrielli ha saputo sviluppare il suo passato da bravo democristiano, volendo parlare a tutti, senza nessuna preclusione, da Matteo Renzi ad Alessandro Onorato e persino a Carlo Calenda, nel tentativo di costruire un progetto unitario per una coalizione di centrosinistra senza trattino.

La carriera di Gabrielli

In effetti, Franco Gabrielli ha le caratteristiche per portare nel dibattito politico di una coalizione troppo divisa un notevole peso specifico e una certa autorevolezza, perché questi elementi fanno parte della sua eccellente carriera trentennale, spesa integralmente nei gangli vitali delle istituzioni più delicate della Repubblica italiana.

Dopo aver trascorso la gioventù nella sinistra sociale dell’area moderata riformista vicina ad Aldo Moro, inserita nella Democrazia Cristiana di Benigno Zaccagnini, Gabrielli vinse il concorso in Polizia nel 1985.

Alla DIGOS di Roma guidò le indagini che smantellarono le Nuove Brigate Rosse e successivamente arrivò al vertice operativo della Polizia di Stato con la nomina autorevole a direttore del SISDE, il servizio segreto civile italiano, per avviarne la riforma e la trasformazione in AISI, l’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna.

Gabrielli è stato pure prefetto dell’Aquila dopo il sisma del 2009 e capo della Protezione Civile durante il periodo della rimozione della Costa Concordia. Nel 2015 viene nominato prefetto di Roma, proprio durante l’inchiesta Mafia Capitale, e nel 2016 diventa capo della Polizia, per poi guidare l’intelligence con il governo tecnico di Mario Draghi.

Insomma, la figura di Franco Gabrielli non si può considerare certamente un fenomeno mediatico e Ruffini, con l’adesione dell’ex prefetto al suo movimento politico centrista e moderato, intende riportare alle urne anche una parte degli astensionisti.

L’ipotesi del federatore

Per uscire dall’impasse del dualismo tra Schlein e Conte, diversi esponenti del centrosinistra stanno valutando l’ipotesi di una terza figura e sono usciti in questi giorni i nomi del padre nobile della sinistra Pierluigi Bersani e dell’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, ma c’è pure l’ipotesi che proprio Franco Gabrielli possa essere quel federatore da più parti evocato nel cosiddetto campo largo.

La soluzione di un prefetto come capo della coalizione aprirebbe scenari inediti per il futuro del centrosinistra, anche perché potrebbe competere probabilmente meglio sul terreno della sicurezza con un generale come Roberto Vannacci.

La leadership di un prefetto come Gabrielli si fonderebbe su un punto di forza davvero notevole, vale a dire la sua straordinaria credibilità, derivante dal fatto di aver ricoperto tanti incarichi di importanza strategica per le sorti dello Stato.

Gabrielli, da questo punto di vista, potrebbe reggere il confronto non solo con Vannacci, ma anche con tutti i leader politici attuali.

Esperienza e credibilità istituzionale

Il dibattito pubblico di questi tempi è pieno di proclami ideologici e promesse irrealizzabili e così una figura come quella di Franco Gabrielli, con una conoscenza profonda della macchina dello Stato, della sicurezza e della gestione delle emergenze, si potrebbe permettere di proporre soluzioni di governo concrete e magari già sperimentate sul campo.

Ad esempio, se Gabrielli criticasse il governo Meloni su dossier e temi delicati come l’immigrazione o le riforme istituzionali, lo farebbe dall’alto di un’esperienza amministrativa significativa, diretta e di grande livello, che pochissimi politici di professione possiedono, anzi forse nessuno.

Inoltre, un altro elemento decisivo di un suo eventuale ruolo di federatore del centrosinistra risiederebbe nella sua capacità di neutralizzare la narrazione avversaria, perché il centrodestra non potrebbe più rappresentare il campo largo come un insieme di pericolosi radicali populisti.

Franco Gabrielli ha militato solo nella DC, e peraltro nei suoi anni giovanili, e quindi non può portare nel suo bagaglio di esperienza il fardello dei rancori personali e dei veti incrociati che invece hanno paralizzato in passato, e lo fanno ancora, i dialoghi tra i vari leader del campo largo.

Il nodo delle primarie

In attesa di capire come sarà affrontato il tema politico delle primarie di coalizione, Gabrielli chiede che sia definito prima un programma condiviso, un perimetro politico ben definito con regole d’ingaggio approvate da tutte le forze politiche del campo largo, prima di eventualmente chiedere il giudizio dei cittadini sul nome del leader.

Ma a questo punto la domanda se saprà il campo largo accogliere questa proposta o anche altre senza gelosie di partito nasce spontanea.

La risposta non è arrivata, ma si sta sviluppando la consapevolezza che Gabrielli abbia le caratteristiche di riuscire nell’impresa di trasformare la propria storia personale in una proposta inclusiva, per costruire un’alternativa di governo solida, autorevole e vincente sui temi soprattutto di politica interna.

Ruffini e il nuovo Ulivo

Il tema della leadership non è l’unico in cui Ernesto Maria Ruffini si sta esprimendo nei convegni del suo movimento politico Più Uno, perché l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate intende partecipare all’elaborazione del programma, superando le diatribe della cerchia del Partito Democratico, il Movimento Cinque Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra.

Praticamente Ernesto Maria Ruffini sogna un nuovo Ulivo e, con il suo movimento politico “Più Uno”, non intende fare da stampella nella coalizione, rivendicando in un’intervista al Corriere della Sera e all’assemblea costituente di voler parlare a tutti quelli che si riconoscono in un centrosinistra che rappresenti l’Europa, l’uguaglianza e uno Stato che sappia rimuovere gli ostacoli.

L’ambizione del movimento Più Uno è, come era quella dell’Ulivo, di tenere assieme culture diverse, cattolici democratici, socialisti, riformisti di sinistra e anche liberali, muovendosi sostanzialmente con una dichiarazione di concorrenza diretta al Partito Democratico.

La dichiarazione afferma sostanzialmente che il centrosinistra abbia bisogno di qualcuno che tenga insieme non i leader, ma gli elettori, per poter riportare quante più persone possibili a votare.

Programma prima della leadership

Ruffini chiede alla coalizione di concentrarsi sulla piattaforma di governo, chiarendo i punti irrinunciabili del programma, prima di parlare di leader.

L’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate si dice contrario alla proposta di AVS della patrimoniale e alla domanda su chi tifi tra Schlein e Conte per le primarie risponde con la testuale dichiarazione:

“Le primarie non sono un talent show e non riguardano l’interesse collettivo, ma poiché occorre mettersi d’accordo su un nome, se si arriverà realmente alla decisione di svolgerle si certificherebbe la mancanza della generosità necessaria a trovare un’altra strada. La candidatura di Franco Gabrielli potrebbe essere quella del movimento Più Uno, perché è un nome di altissimo valore e la sicurezza sarà un tema centrale della campagna elettorale, che non possiamo lasciare alla destra”.

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