Domenica 20 settembre 2026, nella suggestiva cornice del Complesso Monumentale di Santa Sofia a Benevento, patrimonio UNESCO, si è disputato il Concorso Miglior Sommelier della Campania, appuntamento promosso da AIS Campania che ogni anno mette alla prova preparazione, tecnica, capacità di degustazione, servizio e comunicazione dei partecipanti.
Ad aggiudicarsi il titolo di Miglior Sommelier della Campania 2026 è stato Carlo Sarrantonio, sommelier della delegazione AIS Caserta, Degustatore Ufficiale e Relatore AIS. Un successo arrivato al termine di una competizione articolata, fatta di prove teoriche e pratiche, durante le quali i concorrenti hanno dovuto dimostrare non soltanto conoscenza del vino, ma anche padronanza del servizio e capacità di raccontarlo.
Il concorso del Miglior Sommelier della Campania si è realizzato alla presenza di Tommaso Luongo, presidente di AIS Campania, Luca Matarazzo, responsabile della formazione di AIS Campania, e di Maurizio Zanolla, Responsabile Nazionale dei Concorsi per l’AIS.
Alle spalle di Sarrantonio si sono classificati Raffaele Sullo, secondo e Ombretta Ferretto, terza, completando il podio dell’edizione 2026.
A poche ore dalla vittoria abbiamo raggiunto Carlo Sarrantonio per farci raccontare le emozioni di questo risultato, il percorso di preparazione che lo ha portato al concorso e, allargando lo sguardo, il suo punto di vista sul momento che sta vivendo il mondo del vino, sul modo migliore per avvicinarsi a questo universo e, infine, sui vini che occupano un posto speciale tra le sue preferenze.
Intevista a Carlo Sarrantonio Miglio Sommelier Campania 2026
Carlo, partiamo dal momento più bello: quando hai capito di essere il Miglior Sommelier della Campania 2026, qual è stata la prima emozione? E a chi è andato il tuo primo pensiero?
“È stata un’emozione fortissima, quasi incredulità. Dopo tutta la tensione e la preparazione, per qualche secondo fai fatica a realizzare quello che è successo. Il primo pensiero è andato a chi non c’è più, alla mia famiglia e alle persone che mi sono state vicine in questo percorso. Perché una vittoria personale è sempre il risultato anche del sostegno e degli insegnamenti ricevuti dagli altri. Essere il Miglior Sommelier AIS Campania 2026 è per me soprattutto un grande onore e una grande responsabilità”.
Un concorso come questo non si prepara certamente in pochi giorni. Qual è stato il tuo percorso di avvicinamento alla gara? Come hai organizzato lo studio e l’allenamento tra degustazione, territori e abbinamenti?
“È stato un percorso lungo, fatto di studio e soprattutto di tanto allenamento. Tutto questo grazie ad Ais Traning Lab che ha fornito a me ed ai miei colleghi le nozioni e gli stimoli giusti per la preparazione. Ho alternato teoria e degustazione, lavorando sui territori, sui vitigni, sulle denominazioni, sugli abbinamenti, ma anche su distillati, birre e servizio. Ho cercato soprattutto di essere costante. Non volevo semplicemente memorizzare informazioni, ma costruire una preparazione che mi permettesse di ragionare davanti a qualsiasi prova. E credo che alla fine sia stata proprio la continuità a fare la differenza”.
Il mondo del vino sta attraversando un momento complesso, con consumi in calo e un rapporto con le nuove generazioni che sta cambiando. Dal tuo punto di vista, quali sono oggi le criticità principali e cosa dovrebbe fare il settore per tornare a comunicare il vino in maniera efficace?
“Credo che il vino stia vivendo un momento complesso, soprattutto nel rapporto con le nuove generazioni. Dobbiamo probabilmente cambiare il modo di comunicarlo: meno tecnicismi e meno autoreferenzialità, più territorio, cultura, esperienza e convivialità. Il vino deve essere raccontato con competenza, ma anche con semplicità e passione. E credo che il sommelier possa avere proprio questo ruolo: essere un ponte tra il produttore e il consumatore. Non dobbiamo far percepire il vino come qualcosa di elitario, ma come qualcosa da conoscere, vivere e condividere”.
A un ragazzo o semplicemente a un appassionato che oggi volesse avvicinarsi seriamente al vino, quale percorso consiglieresti? Degustazioni, viaggi nei territori e visite in cantina, corsi da sommelier? E qual è l’errore che bisognerebbe evitare all’inizio?
“Consiglierei di partire dalla curiosità. Il corso per diventare Sommelier Ais può dare metodo e basi solide, ma poi bisogna assaggiare, confrontare, visitare le cantine e conoscere i territori. E soprattutto non avere paura di dire: «Non lo so». L’errore più grande è pensare di dover dimostrare qualcosa. Nel vino bisogna avere l’umiltà di imparare continuamente. Più conosci il vino, più ti rendi conto di quanto ci sia ancora da scoprire”.
Chiudiamo con un piccolo gioco, mettendo per un attimo da parte il ruolo istituzionale del sommelier. Se Carlo Sarrantonio dovesse indicarci i vini che ama personalmente di più, quali sceglierebbe? Facciamo un podio: tre vini campani, tre italiani e, se vuoi, tre internazionali.
“Questa è forse la domanda più difficile, perché da sommelier faccio fatica a scegliere! Se devo parlare dei vini che amo personalmente, partirei sicuramente dalla mia Campania. Metterei Taurasi, Fiano di Avellino e Greco di Tufo: tre grandi DOCG che rappresentano tre espressioni straordinarie della nostra regione. E aggiungerei sicuramente l’Aglianico del Taburno Rosato, perché dimostra quanto anche una tipologia apparentemente più semplice possa avere personalità e identità. E poi non posso non citare il Falerno del Massico, un vino a cui sono particolarmente legato e che considero uno dei grandi patrimoni della Campania. Mi auguro davvero che possa arrivare presto il riconoscimento della DOCG. Se allarghiamo lo sguardo all’Italia, sul mio podio metterei Barolo, Brunello di Montalcino e Verdicchio dei Castelli di Jesi. Tre mondi molto diversi, ma capaci di esprimere territorio, longevità e personalità. E poi ci sono i grandi classici internazionali: Champagne, Borgogna e Bordeaux. Tre universi diversi dove ad ogni sorso capiscinche hai sempre tanto da imparare. In fondo, però, puoi avere le tue preferenze, i tuoi vini del cuore, ma ogni bottiglia può sorprenderti ed è forse questa la cosa che amo di più del vino”.



