La terza parte di Lupin alza ulteriormente la posta in gioco, chiudendo un cerchio narrativo intenso e ricco di emozioni. Mesi dopo la sua eclissi, la vita di Assane Diop (Omar Sy) non è tornata alla normalità: la sua famiglia continua a essere strettamente sorvegliata, rendendo impossibile qualsiasi tentativo di ricongiungimento con la moglie Claire e il figlio Raoul.
Un estremo sacrificio e i fantasmi del passato
Per regalare finalmente la libertà e la serenità ai suoi cari, Assane mette in atto il piano più rischioso della sua vita: compiere un ultimo, clamoroso furto e inscenare la propria morte, arrivando persino a organizzare il proprio funerale.
Tuttavia, proprio quando tutto sembra perduto, il passato bussa alla porta. Sulla strada di Assane riappare Mariama, la madre che non ha mai conosciuto e che aveva cercato invano durante la sua giovinezza. L’arrivo della donna, però, porta con sé una minaccia mortale: Mariama è braccata da una spietata banda di criminali guidata da Keller, un delinquente finito in manette anni prima per colpa di Assane e deciso a consumare una vendetta covata a lungo nel tempo.
La mossa finale: giustizia e redenzione
Per proteggere la madre e sgominare la nuova minaccia, Assane tesse l’ennesima tela d’ingegno, riuscendo a incastrare Keller e i suoi uomini. Ma la vera svolta arriva con la decisione più inaspettata: invece di darsi nuovamente alla macchia, Assane sceglie di consegnarsi spontaneamente all’ispettore Guedira.
Accetta di scontare regolarmente la sua pena in cambio di una garanzia di assoluta protezione e libertà per Claire, Raoul, la madre Mariama e l’in fido complice Benjamin.
Il colpo di scena finale in cella
La parabola di Assane si chiude dietro le sbarre di una cella. Ad attenderlo al varco, ironia della sorte, c’è la sua nemesi storica: Hubert Pellegrini. Un incontro ravvicinato che promette scintille e dimostra che, anche in prigione, il ladro gentiluomo non ha ancora finito di stupire.


