“Storia di un numero” di Davide Rossi – Recensione


Storia di un numero di Davide Rossi, edito da Rossini Editore, non solo è un libro, è una denuncia! E’ un libro che affronta in maniera diretta, ma non brutale, un argomento scomodo, di quelli di cui si parlotta un po’, ma poi si chiude l’uscio di casa e si cerca conforto nel tepore e negli affetti di casa, dimenticando che fuori quella porta c’è chi sogna “la sopravvivenza”.

Storia di un numero di Davide Rossi

Kenny nasce in un piccolo stato africano flagellato dalla povertà, messo in ginocchio dalla corruzione, dimenticato e disprezzato dagli stessi esseri viventi. Condizioni disperate per chiunque abbia un minimo di misericordia per se stesso, difficilmente sopportabile per la sua natura estrema che si impone nella quotidianità sugli esseri viventi. Trascorre la sua infanzia ad osservare il mondo che gli ruota intorno, che ansima, grida, muore, violento e insensato. Lui scruta, annota, studia e prova a conformarsi, ad adeguarsi alla realtà, che cruda e violenta si manifesta, investendolo senza freni. Decide di adattarsi, di vivere secondo i canoni imposti senza rischiare, coltivando un’irrazionale voglia di responsabilità. Ciò non lo salva dai suoi simili, spietati e potenti, che lo costringono a scappare via dalla sua terra, verso un ignoto chiamato Europa. Un viaggio lungo e pericoloso, attraverso posti incantevoli abitati da personaggi senza scrupoli, di disperati. Storie di tanti numeri uniti nella speranza di una resurrezione e dall’infame destino di rappresentare solo delle anonime cifre. Un percorso lungo, attraverso deserto e mare, prigionia e amore, fra carcasse umane e civiltà.

“Storia di un numero” è disponibile anche su Amazon

 

Di seguito il link che rimanda alla lettura di un estratto:

https://youtu.be/L2_WiydS6GE

 

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Recensione

Kenny ha sfortuna di nascere in un luogo difficile dove è costretto a soffocare i suoi sogni e le sue aspirazioni, una condizione di assoluto degrado che toglie ogni forma di dignità. Impotenza e rassegnazione è ciò che respira quotidianamente Kenny. Gli abitanti della sua terra d’origine restano inermi, si adattano, si rassegnano. Kenny no! A spingerlo è il coraggio o meglio la disperazione. Kenny lascia i suoi affetti più cari e inizia un viaggio verso l’ignoto nella speranza di un futuro che nella sua terra d’origine non avrebbe.

Dopo aver gironzolato per un paio di ore senza una meta, studiando il territorio, decisi di analizzare meglio dove mi trovavo. La parte centrale di Candore era in mano alla criminalità: case scavate nei rifiuti, legge e e dignità completamente assenti. Prostitute, papponi, tossici, killer e semplici delinquenti trovavano asilo in quella zona. Al contrario la parte più esterna contava di persone che cercavano di condurre un’esistenza più dignitosa, cercando una normalità ove purtroppo non vi era nulla di tutto ciò. Proseguendo, mi ritrovai in un piazzale sgombro di rifiuti. Una specie di confine tra una zona e l’altra. Le nuove montagne di rottami avevano altri colori. L’odore era cambiato, gli occhi mi lacrimavano. Mi coprii naso e bocca con la maglietta, cercando di soffocare quei vapori che mi irritavano i bronchi. Un gruppo di persone stava muovendo quelli che avevano tutta l’aria di sembrare dei computer. Un ragazzo con la sciarpa blu mi guardò mentre si asciugava con una mano il sudore che gli rigava il volto. Con l’altra impugnava una barra di metallo e rimuoveva una sfera infuocata, spargendo un denso fumo nero. Esalazioni spesse, che bruciavano la gola e la pelle. Vicino c’era un groviglio di cavi infuocati. La parete di fumo si diradò, lasciando distinguere le figure di dieci ragazzi, ricoperti dalla cappa di fuliggine. Alcuni cercavano di dare fuoco ai resti di quello che probabilmente era un computer.

“Vuoi lavorare?”. Mi chiese il ragazzo con la sciarpa. Scossi la testa. “Allora vattene, qui stiamo lavorando”. La voce era flebile, ma decisa. sapeva che sarebbe morto presto.

Una narrazione senza troppi fronzoli, ma efficace. Un libro che impone una presa di coscienza. Quante volte abbiamo pensato agli emigranti come a degli invasori piuttosto che a delle persone che fuggono da orrori che noi ignoriamo o preferiamo ignorare?

E’ il seme che getta nelle coscienze la vera potenza di questo libro. E’ quella eco sorda e dolorosa che scuotendo l’anima, offusca alcuni limiti che il libro presenta nella stesura e nella caratterizzazione troppo esigua dei personaggi.

Un romanzo che lascia amarezza, ma anche consapevolezza. Troppo spesso ci si lamenta e si dà per scontato cose che altri desiderano. Ammettiamolo pure! Non siamo capaci di guardare oltre al nostro naso.

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