Ho appena terminato di leggere Le querce non fanno limoni di Chiara Francini, edito da Rizzoli. Prima di addentrarvi nella lettura della mia recensione, sappiate che è un libro che merita di essere letto, non solo perché si tratta di un romanzo storico che attraversa cinquant’anni di vicende italiane (dalla Seconda Guerra Mondiale agli Anni di Piombo), ma perché riesce a toccare corde profonde, sollecitando riflessioni che spesso tralasciamo di fare.
Le querce non fanno limoni, l’ultimo romanzo di Chiara Francini
Protagonista dell’ultimo romanzo di Chiara Francini è Delia, ex partigiana che, nel suo Cantuccio, accoglie e dona tregua a chi come lei porta sul corpo e nell’anima grandi cicatrici, a chi come lei ha visto infranti i propri sogni, a chi resiste convivendo con le proprie fragilità, a chi è sopravvissuto agli orrori della Guerra.
E poi ci sono una miriade di personaggi che mangiano, dormono, passano a pigliare un caffè, a raccontare un segreto, a prendere una carezza o uno scappellotto. Il Cantuccio è mamma e babbo, nonno e nonna, fratello e sorella, pane e companatico, Mescolati insieme. Come nella ribollita.
Il lettore, pagina dopo pagina, vive il Cantuccio. Ne respira i profumi e gli umori, ne sente le voci e i rumori, ne occupa lo spazio, ci si addormenta. È attraverso l’utilizzo di una lingua viva, pulsante, popolare che la Francini consente al lettore di entrare nelle paure, nei sogni, nelle speranze di ciascun protagonista. Non una semplice narrazione, ma un viaggio nella memoria collettiva e nei chiaroscuri dell’animo umano.
Perchè non si muore subito. Si muore a pezzi
Al di fuori del Cantuccio la narrazione è spietata. La Francini non edulcora nulla: il Fascismo, la Resistenza partigiana, il Partito Comunista, le Brigate Rosse.
Mauro si chiede se giustizia significhi davvero sangue sull’asfalto. Scuote la testa.
Non si può uccidere un uomo neppure per salvare l’umanità.
La forza e la tenacia delle donne
Ogni personaggio porta addosso ferite, ma sono soprattutto le donne il vero filo rosso di questo romanzo: protagoniste di una storia che non si può ignorare come accade per figure come Irma Bandiera, partigiana bolognese uccisa dai fascisti.
Le donne, da sempre, sono custodi di una forza silenziosa e di una resilienza indomabile. A quasi un secolo di distanza dalle prime conquiste, continuano a lottare senza tregua contro il patriarcato, contro ogni forma di violenza – fisica, psicologica ed economica – e contro quei diritti ancora negati che dovrebbero essere universali. Combattono contro pratiche barbare come le mutilazioni dei genitali, contro l’oppressione di governi che soffocano libertà e dignità.
Il coraggio ha il volto di tante donne, come quello dell’attrice e attivista Sadaf Baghbani che porta sul proprio corpo i segni indelebili di 147 pallini di piombo sparati dalla milizia iraniana nel 2022 (solo tre anni fa!) – cicatrici che non spengono la sua voce; al contrario, la rendono ancor più potente, più simile a quella della Delia, le cui vicissitudini l’hanno irrobustita. Ogni sua ferita è diventata un punto di forza, una possibilità di rinascita per sè e per le tutti quelli che si rifugiano al Cantuccio, uomini o donne che siano.
La vergogna non è solo un’esperienza personale, è un sistema di manipolazione collettiva un’arma istituzionalizzata capace di controllare, reprimere e omologare gli individui, soprattutto noi donne
Ancora oggi, nessuna donna, in nessun luogo del mondo, è mai del tutto al riparo da giudizi, pregiudizi, pressioni o soprusi. Le donne non smetteranno mai di lottare per se stesse e per le proprie discendenti. Ed è questa l’amara consapevolezza che viene suffragata dal romanzo corale della Francini.

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