Torino-Pisa, Chiera: “Baroni a rischio. La squadra di Gilardino ha ben figurato”


In occasione di Torino-Pisa, abbiamo intervistato il giornalista Antonio Chiera di ADN24.it, che segue costantemente la squadra granata.

Di seguito le nostre personalissime domande:

Cairo ancora contestato, ma chi potrebbe essere il successore se mai ci fosse qualcuno interessato al Torino?

La contestazione degli ultras verso Cairo, ad oggi, non ha prodotto alcun risultato concreto; anzi, più aumentano le critiche, più Cairo sembra rafforzare la sua posizione. Servono fatti reali, ma al momento non si vedono imprenditori disposti a comprare il Torino, né qualcuno pronto a investire rischiando insulti quotidiani.

La protesta, sebbene continua da tempo, ormai non fa più notizia e, come ha detto lo stesso patron granata, non lo scalfisce minimamente. Se fossi un vero tifoso del Toro e amassi questa squadra, cercherei di sostenerla sugli spalti durante le partite, invece di trasformare ogni gara in uno scontro continuo con la società: in un clima così pesante i giocatori non possono esprimersi al meglio, sapendo già di essere bersagliati dalla contestazione.

In secondo luogo, la protesta avrebbe senso solo se i tifosi portassero sul tavolo una proposta concreta, una trattativa seria che Cairo non possa ignorare. Ad oggi, invece, non si vede nessun imprenditore in fila per rilevare il Torino, e nessuno disposto a sostenere il peso di un ambiente così ostile.

Se i tifosi vogliono davvero cambiare le cose, devono portare proposte reali e interlocutori pronti a investirci, non limitarsi a contestazioni che finora non hanno fatto altro che alimentare un ritornello ripetuto da altre tifoserie in solidarietà. Difficile che Cairo lasci il club: più lo contestano, più lui resta. È ora di farsene una ragione, almeno per ora.

Baroni è l’allenatore giusto per questa squadra?

Ad oggi sono poche le partite giocate per poter esprimere un giudizio definitivo su Baroni, che purtroppo paga anche gli errori della società. Se dovesse però perdere sia la prossima sfida di Coppa Italia contro il Pisa sia quella successiva contro il Parma, senza segnare gol e con risultati negativi, non è da escludere che Cairo possa decidere per un esonero.

Ripeto: cinque partite ufficiali, sono davvero troppo poche per avere un quadro completo. Ciò che però salta subito all’occhio è il numero limitato di gol segnati (1) e quelli subiti (8) alla pari del Lecce ultimo in classifica, decisamente alti. La squadra, costruita in corso d’opera, ha subito molti cambiamenti tattici ed è in fase di adattamento a un nuovo modo di interpretare le partite, e tutto questo inevitabilmente si paga.

Inoltre, la costante pratica di smontare la rosa ogni anno per ricostruirla da zero peggiora la situazione, consolidando la fascia di classifica dalla quale il Torino fatica a uscire, ovvero quella dal decimo posto in giù. Qui la responsabilità è anche della società, che commette errori e sembra non voler mai fare il salto di qualità ampliando il divario con le concorrenti.

Questo problema riflette più in generale la struttura societaria che il presidente Cairo non ha mai voluto valorizzare adeguatamente.

Giovedì ritorna Torino Pisa di Coppa Italia dopo nove anni, che tipo di partita sarà?

La squadra di Gilardino, finora ha ben figurato sotto ogni aspetto, come dimostrato anche nella partita sofferta per i campioni d’Italia a Napoli. Il Toro, invece, oggi è ingiudicabile ed è una vera polveriera, una situazione che mette tutto in discussione. Bene dunque il Pisa che, ad oggi, ha mostrato di saper esprimere un bel gioco, e il match con il Napoli ripeto ne è un’ulteriore conferma.

Tuttavia, dall’esperienza maturata in tanti anni nel calcio, so bene che per le squadre che lottano per salvarsi il bel gioco non sempre basta: l’importante è vincere, anche concedendosi qualche partita meno brillante. Gilardino sembra oggi avere un vantaggio rispetto a Baroni perché, se perde, le conseguenze non sono così gravi o immediate, mentre per Baroni il discorso è diverso. Lui ha sempre dichiarato che la Coppa Italia è un obiettivo, ma con un campionato altalenante e prestazioni finora deludenti, il suo futuro appare più incerto e il risultato della stagione è ancora molto aperto.

Come si è inserito il Cholito in squadra dopo il tira e molla di questa estate con il Pisa?

L’arrivo di Simeone ha sicuramente alzato il livello tecnico del Torino e, ad oggi, l’unica rete segnata dalla squadra porta proprio il suo nome, nel match contro la Roma di Gasperini. Le sue prestazioni parlano da vero combattente, come dimostra anche l’uscita per crampi nella partita contro l’Atalanta domenica scorsa: un gesto che conferma il suo impegno totale in campo. È evidente che Simeone rappresenta un lusso per il Torino, e figuriamoci per il Pisa. La sua scelta di vestire granata credo sia legata soprattutto a un rapporto con la storia del club, e questo non offende in alcun modo i tifosi pisani, ma conferma quanto questo acquisto sia un valore aggiunto importante per la squadra.

Dopo la prestazione di ieri sera i nerazzurri hanno chance di salvezza?

In un campionato come la Serie A, le squadre neopromosse non devono concentrarsi sul gioco bello, ma sull’obiettivo primario: salvarsi. Se Gilardino vuole raggiungere la salvezza con tranquillità, dovrà necessariamente rivedere questo approccio. È comprensibile che a tutti piaccia vedere una squadra giocare bene, ma se questo non porta risultati concreti, come nel caso del Napoli, serve a poco. Dall’esperienza maturata in tanti anni sui campi di calcio, posso dire che per le squadre che lottano per non retrocedere conta soprattutto vincere, anche giocando male. Il bel gioco non è la priorità per chi deve mantenere la categoria. Certo, come sempre, esistono eccezioni: lo scorso anno il Como è stata la rivelazione grazie a Fabregas, che ha portato idee nuove e ha potuto contare su giocatori di ottimo livello. Questa combinazione ha reso la squadra del bellissimo Lago di Como una meraviglia del campionato. Anche quest’anno, con una campagna acquisti faraonica da oltre 100 milioni per una realtà così piccola, il Como è partito benissimo, confermandosi ancora una volta una bella sorpresa. La vittoria in rimonta a Firenze lo dimostra. Il Pisa, invece, potrà salvarsi solo se Gilardino smetterà di insistere sul bel gioco e penserà di più a ottenere risultati concreti.

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