Abbiamo raccontato che l’origine dell’odio tra Pisa e Firenze risale al 1117, con le famose colonne opache donate dai pisani ai fiorentini che sono presenti nel Battistero di fronte alla cattedrale di Santa Maria del Fiore. Ed in quell’epoca andava “di moda” si fa per dire, la gogna che consisteva nell’esporre il malfattore in piazza, rendendolo bersaglio di scherni, insulti e maltrattamenti da parte della folla.
Ed in effetti ieri pomeriggio possiamo elencare una serie di “malfattori” da mettere al pubblico ludibrio, che indichiamo qui di seguito:
– Manganiello, arbitro di Pisa-Fiorentina
- Pezzuto comodamente seduto in sala VAR
- Rocchi in rappresentanza della classe arbitrale
- Regolamento sul fallo di mano.
Queste entità ieri pomeriggio al minuto 80′ di una sfida giocata intensamente, e che il Pisa avrebbe meritato di vincere, decidono di non sanzionare con un calcio di rigore un clamoroso fallo di mano in area di Pongracic. Si grida allo scandalo ,ma non solo a Pisa in tutta Italia, ed a parte alcune testate oserei dire che conoscono ben poco il regolamento, il rigore è evidente ed andava accordato. Non si capisce come l’arbitro addetto al VAR Pezzuto, abbia detto che il braccio del difensore della Fiorentina è in posizione consona, quando invece è nettamente staccato dal corpo aumentandone il volume.
A questo punto pensiamo che oltre all’incompetenza dell’attuale classe arbitrale, senza dubbio una delle più scarse nella storia del football italiano, ci sia anche della malafede, che in questo caso in due partite ha colpito pesantemente il Pisa.
Vorremmo quindi, che il regolamento sia chiaro, e che non ci siano margini di pensare ad eventuali varianti, insomma il rigore è o non è, non c’è margine per di pensare “forse”. E’ così difficile ripensare la norma? Tutto ciò è nelle mani di Rocchi, una beffa oseremo dire, ma ad oggi non vi sono avvisaglie che il sistema “arbitri” possa migliorare.
Infine, vorremmo che la società Pisa si faccia sentire nelle opportune sedi, ma conoscendo il Modus Operandi della società, non pensiamo che questo possa accadere.


