Juve Stabia editoriale post Carrarese. Le vespe cadono e nel gioco della “Casa di Carta” crollano i singoli. Delude l’attacco ma la difesa forse fa anche peggio.
La sconfitta per mano della Carrarese non è un caso, ma il risultato di una prestazione spenta e di singoli al di sotto delle aspettative. L’assenza di Candellone e Gabrielloni non giustifica il tracollo difensivo e la sterilità in attacco.
La Juve Stabia esce dallo Stadio “Dei Marmi” con una sconfitta per 3-0 che, pur apparendo severa nel punteggio, è un verdetto meritato per la Carrarese di Calabro e una sonora bocciatura per la squadra di Ignazio Abate. Le Vespe hanno mostrato un volto passivo, un deficit di intensità e concretezza che deve far riflettere l’intero ambiente gialloblù.
L’analisi parte dal dato più preoccupante: la squadra ha tirato poco in porta. È innegabile che l’assenza di due pedine fondamentali come Candellone e Gabrielloni abbia privato l’attacco di peso, incisività e leadership. Ma se l’attacco può invocare l’attenuante degli infortuni, non si può dire lo stesso per quello che, finora, era stato il vero punto di forza della squadra: la difesa.
Quella che doveva essere una muraglia si è rivelata una “casa di carta”. L’equilibrio tattico, tanto lodato nelle prime uscite stagionali, è evaporato sotto la pressione della Carrarese. Il primo colpo è stato fatale: la leggerezza di Ruggero, che con il fallo di mano ha aperto le porte ai padroni di casa e al rigore dell’1-0, ha sbloccato la partita e minato le certezze del reparto.
Il problema, però, non è stato solo tattico, ma individuale e di nervi. La nota di demerito va estesa a molti protagonisti. Il giovane Burnete, su cui la critica si è concentrata, è certamente rimasto fuori dal gioco e non è riuscito a incidere, ma non può essere l’unico capro espiatorio. Anche i subentrati non hanno dato la scossa sperata: Piscopo è rimasto quasi invisibile per un intero tempo, e l’ingresso di Stabile ha coinciso con un peggioramento della tenuta difensiva, culminato sul goal del 3-0.
In un pomeriggio di buio totale, Maistro ha rappresentato l’unica lampadina accesa, provando con insistenza a creare, a calciare e a scuotere i compagni. Purtroppo, anche per un giocatore del suo talento, è impossibile fare miracoli da solo quando il supporto e la reattività dei compagni vengono a mancare in modo così evidente.
La sconfitta di Carrara deve essere metabolizzata in fretta, ma con grande severità nell’analisi. È vero che il 3-0 è forse troppo severo. La Juve Stabia ha dimostrato che, se i singoli non funzionano e la difesa cede, anche le migliori intenzioni tattiche si sbriciolano.
La squadra di Abate è chiamata ora a una prova di maturità: ritrovare la solidità difensiva e riscoprire quell’anima combattiva che, a Carrara, si è vista ma che non è bastato. Il campionato è lungo, ma le lezioni di questo tipo non possono essere ignorate e l’Avellino è dietro l’angolo.


