L’estate del 1984 pose le basi per una delle imprese più straordinarie del calcio italiano: la vittoria dello scudetto da parte dell’Hellas Verona. Il Direttore Tecnico Osvaldo Bagnoli plasmò una squadra indimenticabile, integrando magistralmente i nuovi acquisti stranieri, emersi dall’Europeo precedente: il tedesco Hans-Peter Briegel e il danese Preben Elkjær Larsen.
Nonostante un organico ristretto, Bagnoli creò una macchina perfetta. La difesa, guidata dal libero Roberto Tricella, vedeva ai lati Ferroni e Marangon, con l’iconico Claudio Garella tra i pali. A centrocampo, Antonio Di Gennaro era il faro, affiancato dall’instancabile Briegel e da Volpati. In attacco, il talento di Pietro Fanna supportava la coppia di punte Elkjær Larsen e Giuseppe Galderisi, che si rivelarono i migliori marcatori stagionali.
La cavalcata fu subito impressionante. Già a settembre, il Verona superò indenne le insidiose trasferte contro Inter e Roma, e s’impose in casa contro due grandi: Juventus e Fiorentina. Storico il raddoppio sulla Juventus, segnato da Elkjær Larsen che, in un’azione leggendaria, andò in gol dopo aver perso uno scarpino.
Nonostante il calendario difficile, gli Scaligeri si laurearono Campioni d’Inverno. Dopo un breve e “effimero” aggancio del Milan, il Verona si riportò in testa in solitaria a febbraio, accumulando un vantaggio cruciale.
Il Trionfo Storico
L’ipoteca definitiva sul titolo arrivò con la vittoria sulla Lazio. Lo scudetto, il primo e unico nella storia gialloblu, fu conquistato aritmeticamente il 12 maggio 1985, grazie al pareggio ottenuto sul campo dell’Atalanta con 90 minuti di anticipo.
Il Verona terminò il campionato con 43 punti (con il sistema dell’epoca), lasciando il Torino, sorprendente seconda forza del campionato, a quattro lunghezze di distanza. Un trionfo indimenticabile, celebrato con l’allenatore Bagnoli portato in trionfo da squadra e tifosi.
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