La stagione 1995-1996 rimarrà per sempre scolpita negli annali della storia viola come l’anno della grande rinascita. Sotto la guida sapiente del confermato tecnico Claudio Ranieri, la Fiorentina non solo ha brillato in campionato, ma ha conquistato un trofeo atteso da troppo tempo, spezzando un digiuno che durava da ben ventuno anni.
In Serie A, i gigliati hanno dimostrato grande solidità, chiudendo il torneo al quarto posto in classifica con 59 punti, un risultato che ha confermato la squadra nell’élite del calcio italiano, affiancati dalla Lazio (terza per differenza reti).
Ma è stata la Coppa Italia la vera ciliegina sulla torta. La Fiorentina ha intrapreso una marcia trionfale che l’ha vista superare ostacoli insidiosi e avversari blasonati:
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Ascoli
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Lecce
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Palermo
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Inter
Il culmine è stato raggiunto nella doppia finale, che ha visto i Viola imporsi con determinazione sull’Atalanta, conquistando così la quinta Coppa Italia della storia del club.
Protagonista assoluto e trascinatore indiscusso è stato l’attaccante argentino Gabriel Batistuta. “Batigol” ha confermato il suo status di fuoriclasse, non solo in campionato dove ha segnato 19 reti, ma anche e soprattutto nella coppa nazionale.
Batistuta è stato il capocannoniere viola del torneo con ben 8 centri, tra cui spicca la memorabile tripletta rifilata ai rivali dell’Inter, una prestazione che ha spianato la strada verso il trionfo finale. La sua potenza e la sua fame di goal sono state il motore inarrestabile di quella cavalcata.
La vittoria della Coppa Italia non è stata solo un successo sportivo, ma un’esplosione di gioia popolare. La città di Firenze, in astinenza da trofei dal lontano 1975, ha accolto i suoi eroi con un entusiasmo indescrivibile.
All’arrivo della squadra allo stadio, in piena notte, alle quattro del mattino, un’onda viola di 40.000 persone ha invaso le tribune per celebrare la squadra. Una festa notturna che testimonia la passione e il legame indissolubile tra la Fiorentina e la sua gente.
La stagione ’95-’96 ha restituito al club non solo un trofeo, ma l’orgoglio e la consapevolezza di poter tornare a competere ai massimi livelli.


