Come avevo scritto nel precedente articolo, le elezioni terminano 2-1 per il centrosinistra, che mantiene la guida di Puglia e Campania, mentre il centrodestra si conferma nettamente in Veneto. Era finita invece 2-1 nelle scorse settimane di ottobre per i partiti della maggioranza di governo, che avevano vinto nelle Marche e in Calabria e perso in Toscana.
Le regionali d’autunno si chiudono quindi in parità, ma c’è un dato che emerge più di tutti ed è davvero molto preoccupante per la politica italiana: la crescita dell’astensionismo. Infatti, il dato medio dell’affluenza alle urne è stato un misero 43,6%, addirittura di un sostanzioso 14% più basso rispetto alle precedenti regionali.
Affluenza in calo e risultati in Campania
La Puglia è stata la regione dove si è votato di meno con il 41,8%, a fronte del 56,4% del 2020, quando imperversava ancora la pandemia da Covid-19. La Campania non va molto meglio con il 44,1% rispetto al 55,5% precedente e persino il Veneto si ferma a un bassissimo 44,6%, con circa 17 punti percentuali in meno rispetto all’ultima tornata con Zaia al timone della regione.
In Campania ufficialmente finisce, anche se non del tutto, l’era De Luca. La candidatura dell’ex presidente della Camera, sull’asse Movimento 5 Stelle – Partito Democratico, respinge facilmente il tentativo del centrodestra, che con il generale Edmondo Cirielli per giorni ha sventolato il termine calcistico remuntada.
Il pentastellato, ma anche grillino della prima ora, Roberto Fico, ha raccolto il 60,7% dei voti, mentre Cirielli, generale di brigata dei Carabinieri ed esponente di spicco di FdI, nonché viceministro degli Esteri, si è fermato al 35,6%. Il sostegno della premier Meloni non è riuscito a ribaltare la situazione, anche perché la lista Giorgia Meloni per Cirielli – Fratelli d’Italia non ha raggiunto nemmeno il 12%, fermandosi all’11,8%.
Forza Italia per poco non è riuscita a essere il primo partito della coalizione di centrodestra, ottenendo comunque un discreto 10,9%, mentre la Lega si ferma al 5,5%. Il partito Noi Moderati di Lupi con l’1,27% è superato dai Moderati e Riformisti della Lista Cirielli, che ottiene il 4,7%, mentre le altre tre liste — Udc, Democrazia Cristiana con Rotondi e Pensionati Consumatori — superano a malapena tutte e tre assieme l’1% dei voti.
Nel centrosinistra, il PD con il 18,5% è anche il partito più votato della Campania, seguito dal M5S di Conte (9,2%), dalla lista di De Luca “A testa alta” (8,4%), Avanti Campania – PSI (5,9%), Casa Riformista (5,85%), Lista Fico Presidente (5,41%), Avs (4,7%) e la lista di Mastella (3,6%). Non raggiunge di poco il quorum del 2,5% la lista di estrema sinistra Campania Popolare del candidato Giuliano Granato, mentre la lista di matrice cattolica Per ottiene l’1%, con risultati simili al candidato Nicola Campanile. La lista del candidato Bandecchi mantiene più o meno il consenso delle ultime politiche con lo 0,4%, e chiude Forza del Popolo del candidato Arnese con lo 0,2%.
Nei prossimi giorni si discuterà della nuova giunta regionale, che si prospetta più politica rispetto alle precedenti di Vincenzo De Luca, con l’ingresso di personalità delle singole espressioni politiche del centrosinistra, apparso piuttosto ampio nonostante la defezione di Azione di Carlo Calenda.
Il trionfo della Lega in Veneto
Nel Veneto, il centrodestra ha dominato con il trentatreenne Alberto Stefani, vicesegretario della Lega, che pur non raggiungendo le percentuali record di Zaia, ha ottenuto un grande consenso con il 64,4%, mentre Giovanni Manildo del PD si è fermato al 28,9%.
Un risultato sorprendente è quello del medico no-vax Riccardo Szumski, che ha condotto una campagna sia contro la destra che contro la sinistra, raccogliendo oltre il 5% dei voti.
Il neo presidente Stefani, nato a Camposampiero (Padova), è attivo politicamente fin dai tempi del liceo “Isaac Newton”. Laureato con lode in Giurisprudenza presso l’Università di Padova, è stato sindaco di Borgoricco e deputato nazionale della Lega. È anche impegnato nel sociale con l’associazione Autismo Onlus e ha rinunciato all’indennità di mandato, devolvendo 193 mila euro al bilancio comunale.
In Veneto, nella competizione interna al centrodestra, la Lega, anche grazie al traino delle 200 mila preferenze di Zaia, supera il 36%. Fratelli d’Italia si ferma al 18,7% e Forza Italia al 6,3%. I candidati presidenti Rizzo e Bui ottengono meno dell’1%. Nel centrosinistra, dietro il PD, si colloca Alleanza Verdi Sinistra (4,7%), davanti al Movimento 5 Stelle (2,3%) e a Uniti per Manildo (2,2%).
Puglia: Decaro domina la scena
In Puglia, il risultato rispecchia le previsioni: Antonio Decaro, europarlamentare del PD ed ex sindaco di Bari, conquista il 64,1% dei voti, lasciando nettamente indietro l’imprenditore Luigi Lobuono (35%), già candidato sindaco del centrodestra a Bari nel 2004.
Il PD si conferma primo partito con circa il 26%, nonostante la concorrenza delle liste civiche a sostegno di Decaro (12,7% e 8,6%). Il Movimento 5 Stelle supera di poco il 7%, Avanti Popolari e Alleanza Verdi e Sinistra si attestano intorno al 4%, ottenendo comunque seggi nel nuovo consiglio regionale.
Nel centrodestra, FdI raccoglie il 18,7%, Forza Italia il 9,1%, Lega l’8%, Noi Moderati lo 0,8%, e la lista Puglia con Noi appena lo 0,1%. Gli altri candidati ottengono percentuali minime: Ada Donno (0,7%) e Sabino Mangano (0,2%).
Come previsto
Si può ragionare sulle percentuali rispetto alle precedenti tornate elettorali, ma nelle tre regioni al voto — Campania, Veneto e Puglia — è finita come era ampiamente previsto.


