Ogni Natale, torna puntuale sul piccolo schermo la storia dell’essere più misantropo e peloso del cinema: Il Grinch. Il film, tratto dal racconto del Dr. Seuss (e nell’iconica versione live action del 2000 diretta da Ron Howard, con un magistrale Jim Carrey), è diventato un inno agrodolce contro il materialismo dilagante delle festività.
La trama, ambientata nella pittoresca ma consumistica città di Chinonsò, ruota attorno all’odio profondo del Grinch per il Natale, un rancore nato da una dolorosa umiliazione infantile subita a causa del suo aspetto.
L’elemento chiave della narrazione è l’innocenza della piccola Cindy Chi Lou, che intuisce come l’ossessione per regali e decorazioni abbia fatto smarrire ai Nonsochì il significato più profondo della festa.
Il Miracolo del Cuore Che Cresce
Il culmine emotivo arriva quando il Grinch, dopo aver rubato ogni traccia del Natale, si accorge che il piano è fallito: i Nonsochì cantano felici nonostante la perdita dei beni materiali. È in quel momento che, come un vero e proprio miracolo natalizio, il suo cuore atrofizzato “cresce di tre taglie”.
L’articolo finale del film è chiaro: la gioia del Natale risiede nello stare insieme e nel volersi bene. L’accoglienza calorosa che i Nonsochì, guidati da Cindy, riservano al Grinch pentito, dimostra il trionfo dell’altruismo e del perdono. Una lezione sempre attuale, che rende Il Grinch un classico indispensabile per riflettere, tra una risata e l’altra, sul senso autentico delle feste.


