Dieci chilometri contro il silenzio: a Napoli la gara podistica per dire no alla violenza sulle donne


Di buon mattino, quando la città è ancora sospesa tra il sonno e il primo rumore dei passi, lo Stadio Militare Albricci si riempie di colori, respiri e attese. Non è una domenica come le altre. C’è chi sistema il pettorale, chi stringe le scarpe, chi si guarda intorno in silenzio. Tutti sanno che oggi non si corre solo per il tempo o per il traguardo. Si corre per dire no alla violenza sulle donne.

Le note dell’Inno di Mameli accompagnano l’alzabandiera. È un momento solenne, quasi sospeso, che unisce atleti, famiglie e volontari in un unico battito.

Le scarpe rosse e il significato della corsa

Poco più in là, all’ingresso dell’area di partenza, un’immagine parla senza bisogno di parole: le scarpe rosse. Allineate, immobili, raccontano assenze, ferite, storie spezzate. Sono lì per ricordare a tutti perché si è scelto di correre.

Quando il via viene dato, la corsa si riversa nelle strade di Napoli. Il gruppo si allunga, si compatta, respira insieme. Dieci chilometri che attraversano Poggioreale, Vicaria, Vasto, Corso Umberto, Foria, Monteoliveto, Piazza Carlo III e Arenaccia, portando il messaggio dell’iniziativa tra palazzi, incroci e finestre aperte. È la città che osserva, ascolta, partecipa.

Un rito civile che cresce nel tempo

La “Corri per dire… NO alla violenza sulle donne”, giunta alla sua ottava edizione, è molto più di una gara. Organizzata da Alfonso Iavarone, è diventata negli anni un rito civile, un appuntamento che cresce e si rinnova con temi attuali. Lo testimoniano i circa 600 atleti arrivati da tutta la Campania, ma soprattutto lo dimostrano gli sguardi, i gesti, la condivisione.

Accanto allo sport, c’è l’impegno delle istituzioni. La presenza dell’Assessore allo Sport del Comune di Napoli, Emanuela Ferrante, rafforza il valore di una manifestazione che chiede attenzione, responsabilità e continuità.

Testimonial, inclusione e partecipazione

E poi c’è il volto simbolo dell’evento, il testimonial Vincenzo Santillo, atleta dello Spartathlon, esempio di resistenza e determinazione, capace di trasformare la fatica in messaggio.

Tra i momenti più intensi della giornata c’è quello dedicato all’inclusione. Grazie alla collaborazione con l’associazione Sogno Attivo, anche ragazzi con disabilità prendono parte alla corsa. I loro passi, spesso più lenti ma carichi di significato, diventano forse i più forti di tutti. Perché raccontano uno sport che non lascia indietro nessuno.

Cronaca agonistica e risultati

Poi c’è la gara, quella vera, con il cronometro che scorre e il traguardo che si avvicina. Nella categoria maschile è Enrico Iorio dell’Atletica Marano a spezzare per primo il filo di lana in 33’43’’, seguito da Salvatore Russo (Podistica Frattaminore) e Antonio Russo (Podistica Normanna).

Tra le donne, la più veloce è Raffaella Filannino (Daunia Running), che ferma il cronometro a 39’16’’, davanti a Vincenza Della Rocca (Caracciolo Runners) e Sara Smelzo (Hippos Campi Flegrei).

Oltre il traguardo

Ma il traguardo, in fondo, è solo un punto. Ciò che resta davvero sono gli applausi, gli abbracci, i volti stanchi e sorridenti. Gli stand, il buffet, le parole scambiate a fine corsa. E soprattutto la consapevolezza che, per qualche ora, città e partecipanti hanno corso tutti nella stessa direzione.

Certamente dieci chilometri non bastano a cancellare e risanare una piaga profonda. Ma possono rompere il silenzio. Possono accendere attenzione. Possono ricordare che la violenza non è un fatto privato, ma una responsabilità collettiva. E così, passo dopo passo, questa corsa continua anche quando le scarpe vengono tolte. Continua nella memoria. Continua nella voce di chi ha scelto di esserci.

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