Il 1997 non è stato solo un anno di transizione per il calcio inglese, ma l’inizio di una vera e propria rivoluzione culturale e tecnica. Mentre il Manchester United di Sir Alex Ferguson continuava a imporre la sua “dittatura” sportiva vincendo l’ennesima Premier League, a Londra, sponda Chelsea, stava nascendo qualcosa di magico e profondamente tinto di azzurro.
Il Chelsea degli “Italiani” e la visione di Gullit
I Blues, all’epoca una squadra ambiziosa ma ancora lontana dai vertici della classifica (chiuderanno il campionato al sesto posto), avevano deciso di affidare la panchina a Ruud Gullit. Il “Cervo Volante” portò con sé una mentalità europea e, soprattutto, un blocco di talento proveniente direttamente dalla nostra Serie A.
Fu il Chelsea di Gianfranco Zola, capace di incantare i tifosi con i suoi tocchi vellutati, della grinta di Gianluca Vialli e della dinamicità di Roberto Di Matteo, senza dimenticare l’apporto difensivo di Dan Petrescu. Un mix che trasformò una stagione anonima in un cammino trionfale verso Wembley.
La tragedia sportiva del Middlesbrough
Dall’altra parte della barricata, in finale, c’era il Middlesbrough di Bryan Robson. Una squadra “folle” e bellissima, capace di raggiungere quell’anno sia la finale di League Cup (persa contro il Leicester) che quella di FA Cup, ma incredibilmente condannata alla retrocessione in First Division.
Il “Boro” schierava campioni assoluti: da “Penna Bianca” Fabrizio Ravanelli, reduce dai trionfi con la Juventus, a Gianluca Festa, fino alla fantasia di Juninho Paulista. Una rosa di altissimo livello che però non riuscì a trovare l’equilibrio necessario per salvarsi in campionato.
17 Maggio 1997: Il fulmine di Di Matteo
La finale di Wembley del 17 maggio rimarrà nella storia per la sua rapidità. Non fecero in tempo i tifosi a prendere posto che Roberto Di Matteo, dopo appena 42 secondi, scagliò un destro terrificante da trenta metri che baciò la traversa e si insaccò in rete. Fu il gol più veloce della storia delle finali di FA Cup a Wembley fino a quel momento.
Il Middlesbrough provò a reagire, ma il Chelsea controllò la gara, chiudendo i conti nel finale con un acuto di Eddie Newton. Il 2-0 finale sancì il secondo trionfo nella storia del club londinese, mettendo le basi per quello che sarebbe diventato, negli anni a venire, un top club mondiale.
Il contesto: United dominatore e nobili decadute
Mentre il Chelsea festeggiava, la Premier League scriveva verdetti amari per le storiche piazze del calcio inglese. Il Sunderland e un Nottingham Forest ormai lontano parente della corazzata di Brian Clough salutavano la massima serie. Nel frattempo, il Newcastle di un implacabile Alan Shearer si confermava come l’unica vera alternativa allo strapotere dello United, chiudendo al secondo posto.
Ma quel 1997 restò, nell’immaginario collettivo, l’anno in cui il “Made in Italy” portò il fascino e la vittoria nel tempio del calcio inglese.


