Se il cinema di genere cercava una nuova bussola, Martin Scorsese l’ha trovata tra i marciapiedi di Brooklyn e le luci al neon dei club notturni. Con “Quei Bravi Ragazzi” (Goodfellas), il regista italo-americano non ha solo girato un film di mafia; ha sezionato un’ossessione, portando lo spettatore dentro la cucina e dentro la mente di chi ha scelto il crimine come unica religione.
Al centro di questo turbine di violenza e adrenalina c’è la strana coppia che sta incantando la critica: il veterano Robert De Niro e l’emergente Ray Liotta.
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Ray Liotta (Henry Hill): È lui il motore del film. Con i suoi occhi elettrici e quella risata nervosa, Liotta interpreta l’uomo che ha sempre sognato di fare il gangster anziché il Presidente degli Stati Uniti. La sua performance è un mix di fascino e sottomissione, il testimone oculare di un mondo che corre troppo veloce.
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Robert De Niro (Jimmy Conway): De Niro rinuncia al protagonismo assoluto per farsi ombra minacciosa. Il suo Jimmy “The Gent” è l’eleganza che nasconde la ferocia. Non servono urla: basta un tiro di sigaretta o uno sguardo d’intesa al bancone di un bar per capire che Conway è il predatore alpha del branco.
Una Regia che Non Lascia Respirare
Dimenticate il ritmo solenne de Il Padrino. Scorsese opta per un montaggio frenetico e una colonna sonora che spazia dal jazz al rock più sporco. La macchina da presa si muove come se fosse un invitato alla festa: emblematico il piano sequenza dell’ingresso al Copacabana, dove seguiamo Henry e Karen attraverso le cucine, in un’ascesa sociale che sa già di condanna.
Il Verdetto
Accanto a un immenso Joe Pesci – nel ruolo dell’imprevedibile e terrificante Tommy DeVito – De Niro e Liotta costruiscono una chimica basata sul rispetto e sulla paranoia. “Quei Bravi Ragazzi” non è solo un film, è un’antropologia del male quotidiano, dove si può discutere della ricetta del sugo mentre si occulta un cadavere nel bagagliaio.
Un’opera destinata a rimanere impressa nella storia del cinema come il ritratto definitivo del “sogno americano” andato a male.


