Il turno della Groenlandia


La Groenlandia è un’isola collocata nell’estremo nord dell’Oceano Atlantico, tra il Canada, l’Islanda e il Mar Glaciale Artico. In totale ha circa 57.000 abitanti, praticamente meno di una città media italiana come Castellammare di Stabia, i quali vivono lungo le coste e nella capitale Nuuk per oltre il 90%. Inoltre, è l’isola più grande del mondo, estesa oltre sei volte la superficie italiana, con circa 0,03 abitanti per km², risultando quindi la nazione meno densamente popolata del pianeta.

Dal passato coloniale all’autogoverno

Il suo territorio appartiene al Regno di Danimarca, che comprende anche la Danimarca continentale e le isole Fær Øer. Fu esplorata e colonizzata dai vichinghi e, fino al 1814, la Groenlandia rimase una delle colonie della Corona norvegese. In seguito passò sotto il controllo della Danimarca e, nel 1953, divenne parte del Regno danese attraverso la formula dell’unione personale.

Nel 1979 all’isola venne concesso l’hjemmestyre, vale a dire l’autogoverno, dal Folketing – il Parlamento danese – mediante una legge approvata nel 1978. Il sovrano di Danimarca rimane tuttora il capo di Stato della Groenlandia.

Rapporto con l’Europa

Fece parte della Comunità Economica Europea, come territorio danese, dal 1973 al 1985, quando decise di uscirne dopo il referendum del 1982. Un ulteriore referendum, nel 2008, trasferì al governo locale competenze legislative, giudiziarie e sulla gestione delle risorse naturali. Il provvedimento è diventato effettivo il 21 giugno 2009, costituendo un passaggio importante verso l’indipendenza.

La Danimarca mantiene ancora il controllo su finanze, politica estera e difesa militare, e provvede a un sussidio annuale di circa 3,4 miliardi di corone, pari a circa un terzo del suo prodotto interno lordo.

Le mire degli Stati Uniti

Nell’agosto del 2019 il presidente Donald Trump manifestò interesse per l’acquisto della Groenlandia, ma la premier danese Mette Frederiksen definì la richiesta «assurda», ribadendo che il territorio «non è in vendita». L’annullamento della visita ufficiale di Trump a Copenaghen ne fu la conseguenza politica immediata.

Dal punto di vista storico, gli Stati Uniti tentarono di acquistare la Groenlandia già nel 1868 e nel 1946 offrirono alla Danimarca cento milioni di dollari per ottenerla.

Il nuovo contesto geopolitico

Nel 2025 il rieletto presidente statunitense Trump ha rinnovato l’interesse a “prendere” la Groenlandia, adducendo motivi di sicurezza nazionale e sfruttamento delle risorse naturali. Il premier groenlandese Múte Bourup Egede ha risposto che il suo Paese «non è in vendita», pur dichiarandosi disposto a rafforzare il dialogo con Washington.

Dopo i fatti del Venezuela nei primi giorni del 2026, la nuova formula della Casa Bianca sulla Groenlandia sta facendo scattare un altro campanello d’allarme. L’ennesimo rilancio su un territorio che, sebbene autonomo, rientra formalmente nel Regno di Danimarca, preoccupa soprattutto l’Unione Europea: Trump ha infatti evocato anche l’uso della forza, seppure come «opzione estrema».

Fucile diplomatico o accordo diretto

Si parla inoltre di una possibile via parallela: un’intesa politica e militare direttamente con Nuuk, aggirando o ridimensionando il ruolo della Danimarca. La frase della portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt — «L’uso delle forze armate è sempre un’opzione a disposizione del comandante in capo» — ha gelato gli alleati europei, creando una crepa nella NATO.

Reazione dell’Unione Europea

La risposta europea è stata immediata e compatta: i leader di Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna, Regno Unito e Danimarca hanno ribadito il principio secondo cui la Groenlandia appartiene al suo popolo e che la sicurezza dell’Artico deve essere garantita collettivamente, nel rispetto di sovranità e integrità territoriale.

L’UE deve ora riuscire a dire “no” agli USA senza generare uno scontro irreparabile, evitando un’ulteriore tensione nel fronte euro-atlantico già messo alla prova dalle guerre in Ucraina, in Medio Oriente, in Sudan e in Venezuela.

Le mosse della Danimarca

Il governo danese prova a rispondere puntando a rafforzare la propria postura artica: più sorveglianza, più mezzi, più infrastrutture. Ma Trump sembra voler bypassare Copenaghen, puntando a un accordo diretto con Nuuk.

La pista delle libere associazioni

In questo scenario prende forma l’ipotesi di un’intesa sul modello dei Compacts of Free Association, accordi speciali che garantirebbero agli Stati Uniti ampia libertà operativa in campo difensivo, oltre ad agevolazioni economiche. Un modello che potrebbe spostare il baricentro delle relazioni da “Regno di Danimarca–USA” a “Nuuk–USA”, ridimensionando drasticamente il ruolo danese.

Autodeterminazione e dialogo

In Groenlandia la parola chiave è autodeterminazione. Il primo ministro Jens Frederik Nielsen ha accolto con favore il sostegno europeo, chiedendo il rispetto del diritto internazionale. La posizione del governo locale mira a ribadire che la Groenlandia non è una pedina e che ogni dialogo diplomatico deve partire dall’irrinunciabile principio dell’indipendenza.

Tre nodi strategici

Sul tavolo ci sono tre grandi questioni:

  • militare: la Groenlandia ospita già la strategica Pituffik Space Base (ex Thule), cruciale per radar e difesa missilistica;
  • economico-mineraria: nel sottosuolo si trovano terre rare e minerali strategici, fondamentali per ridurre dipendenze da potenze concorrenti;
  • logistica e rotte: il riscaldamento globale sta aprendo nuovi corridoi artici, aumentando il valore strategico delle vie di navigazione.

Un precedente pericoloso

Le parole attribuite al vice capo di gabinetto Stephen Miller — secondo cui «nessuno combatterebbe davvero contro gli Stati Uniti per l’isola» — rischiano di creare un precedente devastante, insinuando l’idea che un alleato possa minacciare un altro alleato in nome della “sicurezza nazionale”, minando l’intero impianto internazionale nato dopo la Seconda guerra mondiale.

Un test decisivo per l’Occidente

Per questo la dichiarazione congiunta dei leader europei richiama concetti scolpiti nella Carta dell’ONU: sovranità, confini inviolabili, diritto internazionale. La Groenlandia diventa così un banco di prova cruciale per la tenuta della NATO, la credibilità dell’Occidente e la capacità dell’Europa di reagire quando la pressione arriva non da un avversario, ma dall’alleato principale.

Se la Casa Bianca decidesse davvero di trattare direttamente con Nuuk, potrebbe aprirsi una frattura strategica senza precedenti tra Stati Uniti ed Unione Europea, mettendo a rischio perfino la sopravvivenza stessa della NATO.

Vota qui — Miglior calciatore 2025

LEGGI ANCHE

Calciomercato nuovo arrivo a casa Nocerina

Calciomercato a casa Nocerina la società annuncia un nuovo colpo in entrata. Il comunicato stampa ufficiale del club. La Nocerina 1910 comunica di aver acquisito...

Calciomercato la nuova maglia di Samuele Rosa

Calciomercato il Club Milano si porta a casa il Colpo Samuele Rosa Ufficiale l’arrivo di Samuele Rosa: rinforzo a centrocampo per il Club Il Club mette...

spot_img
Castellammare di Stabia (NA)
081 874 42 06 - 347 132 66 64
spot_img

ULTIME NOTIZIE

PUBBLICITA