Se la Juve Stabia di Ignazio Abate continua a volare e a convincere, gran parte del merito va cercato nel cuore pulsante del suo centrocampo. Sabato sera, contro un Bari apparso spesso in apnea, Giuseppe Leone non ha semplicemente giocato a calcio: ha diretto un’orchestra. Una prestazione da “30 e lode” per il centrocampista classe 2001, che ha confermato di essere il vero cervello delle Vespe.
Mentre la partita si infiammava tra cartellini gialli e contatti ruvidi, Leone ha mantenuto la calma dei veterani. In un match dove la tensione ha portato all’espulsione del tecnico Abate, il numero 55 gialloblù ha “acceso la luce”, trasformando palloni difficili in linee di passaggio pulite e verticalizzazioni taglienti. La sua capacità di leggere il gioco in anticipo ha permesso alla Juve Stabia di mantenere il baricentro alto e di innescare costantemente la velocità di Correia e il peso offensivo di Candellone.Cresciuto nella scuola Juventus, Leone ha messo in mostra tutto il suo repertorio: protezione della sfera, tempi di inserimento e una precisione chirurgica nei lanci lunghi. Non è un caso che le azioni più pericolose delle Vespe siano nate dai suoi piedi. In fase di non possesso, inoltre, ha fatto “legna” con intelligenza, intercettando palloni vitali e schermando la difesa con un senso della posizione fuori dal comune per la categoria.
Recentemente laureatosi in Economia Aziendale, Giuseppe Leone ha dimostrato che la stessa disciplina e visione analitica usata sui libri può essere applicata sul rettangolo verde. Contro i pugliesi ha gestito i ritmi della gara come un vero bilancio: minimizzando i rischi e massimizzando ogni opportunità.
Con questa vittoria, la Juve Stabia si gode un gioiello che sembra ormai pronto per palcoscenici ancora più prestigiosi. Se il Bari è uscito dal campo con le polveri bagnate, molto lo si deve a quel ragazzo torinese che, con la maglia delle Vespe cucita addosso, ha deciso che sabato sera il palco era solo suo.


