La questione degli aumenti sulla tangenziale di Napoli torna al centro del dibattito politico dopo il Question Time alla Camera, durante il quale Matteo Salvini ha richiamato le origini del sistema tariffario e i limiti d’azione dell’esecutivo.
Origine pedaggi
Il Ministro delle Infrastrutture ha ricordato che l’attuale meccanismo di pedaggio non è stato introdotto dall’attuale governo, ma deriva da una convenzione risalente al 2009. Salvini ha sottolineato la necessità di ridurre la remunerazione dei concessionari, evidenziando come i margini per un intervento diretto siano oggi estremamente ridotti.
Sentenza decisiva
A complicare il quadro è stata la sentenza della Corte Costituzionale, che – come ricorda il Mit in una nota – ha “vanificato lo sforzo del governo di congelare le tariffe” fino alla definizione dei nuovi piani economico-finanziari. Dopo la decisione della Consulta, è intervenuta l’Autorità di Regolazione dei Trasporti stabilendo un adeguamento tariffario all’inflazione dell’1,5%.
Aumenti dal 2026
Dal 1° gennaio 2026 tutte le concessionarie con Pef in fase di aggiornamento applicheranno un ritocco dell’1,5%, in linea con l’inflazione programmata. Per alcune realtà – come Concessioni del Tirreno, Ivrea-Torino-Piacenza e Strada dei Parchi – non è previsto alcun aumento grazie agli atti convenzionali vigenti. La Salerno–Pompei–Napoli S.p.A., invece, applicherà una variazione dell’1,925%, che interessa anche gli spostamenti da e verso Napoli e l’area stabiese-sorrentina. Per l’Autostrada del Brennero, con concessione scaduta, è stato riconosciuto un adeguamento dell’1,46%.
Impatto sul territorio
Gli aumenti, che coinvolgono anche la tangenziale partenopea, riaccendono il dibattito locale, soprattutto tra pendolari e lavoratori della provincia di Napoli, da Castellammare di Stabia alla costiera sorrentina, già alle prese con costi di mobilità elevati. Il Ministero chiarisce però che, dopo gli interventi della Consulta e dell’ART, non ha più margini normativi per bloccare gli incrementi.


