Di Pietro da Idv a Sì


Il protagonista di tangentopoli ed ex ministro Antonio Di Pietro si schiera con la riforma della giustizia, scritta dall’attuale Guardasigilli Carlo Nordio, definendola non solo giusta, ma anche necessaria. L’ex magistrato di Mani Pulite, che può essere definito famoso o famigerato a secondo dei punti di vista, ha voluto, nelle diverse interviste rilasciate in questo periodo, mettere l’accento sulle grandi differenze tra questo pacchetto di riforme, che chiameranno gli italiani al voto il 22 e 23 marzo, e i tentativi precedenti dell’ex premier Silvio Berlusconi. I progetti di riforma, a giudizio di Di Pietro, sono completamente diversi e vengono accomunati erroneamente.

Le ragioni del sì

Le ragioni del suo sì al referendum costituzionale sono dovute all’esigenza di una riforma della magistratura, e lo si capisce dalle parole di questa dichiarazione: “Avremmo davvero bisogno di una riforma della giustizia e fino ad ora è stato fatto poco e male, soprattutto in questa ultima legislatura. Altra cosa è invece la riforma dell’ordinamento giudiziario, come in questo caso, che è diventata necessaria dopo il passaggio dal sistema inquisitorio a quello accusatorio avvenuto nel 1989. Prima il giudice faceva le indagini e decideva se l’imputato fosse colpevole o innocente, mentre ora l’accusa e le prove vengono elaborate dal pubblico ministero. Questo processo è iniziato da quel momento e oggi deve essere completato, cosa che fino ad ora non è stata fatta”.

Il confronto con Berlusconi

Secondo Di Pietro sono passati decenni dal nuovo codice di procedura penale voluto dal ministro socialista Vassalli, perché in tanti hanno fatto solo finta di portare avanti la riforma e, soprattutto, Silvio Berlusconi, invece, ha cercato di mettere il pubblico ministero, il cosiddetto pm, sotto il controllo del potere esecutivo, fatto che non può essere accettabile in democrazia. La riforma del ministro Nordio, però, per Di Pietro non contiene questo tentativo improprio, e il percorso merita di essere portato a termine. Infatti, il sistema accusatorio impone che ci sia la terzietà del giudice e questa riforma la garantisce ampiamente.

Le garanzie costituzionali

C’è una vera e propria differenza tecnica tra la riforma di Berlusconi e quella di Nordio, perché con questa riforma l’articolo 104 della Costituzione, che sancisce l’indipendenza della magistratura, rimane tale e quale a come lo avevano elaborato i padri costituenti. Anche l’articolo 112, che riguarda l’obbligatorietà dell’azione penale, non sarà modificato e, se volessero farlo in seguito, sarebbe necessaria un’altra riforma costituzionale. Se capitasse questa eventualità, Di Pietro dichiara che sarà in prima fila a battersi per contrastarla, contrariamente a quello che invece avrebbe fatto Berlusconi.

La separazione delle carriere

Quindi all’inizio della primavera gli italiani saranno chiamati a scegliere sull’introduzione della separazione delle carriere, e a Di Pietro non interessa il fatto che questa prospettiva rientrasse nella famigerata riforma della loggia massonica P2 di Licio Gelli. Secondo l’ex magistrato, definito una volta Tonino nazionale, il venerabile Licio Gelli, oltre ad aver sostenuto la separazione delle carriere, aveva previsto anche la riduzione del numero dei parlamentari, e questa riforma costituzionale in effetti è stata effettuata per la volontà soprattutto del Movimento 5 Stelle. Quando fu approvata la riduzione con il voto favorevole di oltre il 67% dei cittadini che sono andati alle urne, non si è sentita l’insinuazione che il movimento, fondato da Grillo e Casaleggio, abbia voluto attuare il programma di Gelli e della loggia massonica P2.

Il nodo Csm e sorteggio

Quello che conta della riforma di Nordio è che deve essere intesa come la naturale conseguenza del nuovo codice di procedura penale, che nel 1989 ha trasformato il sistema processuale da inquisitorio ad accusatorio. Di Pietro nega le difficoltà dei pubblici ministeri di trovare le prove a favore dell’imputato, che potrebbero esserci se si realizzasse la separazione delle carriere, perché resta nella Costituzione non solo l’obbligo dell’azione penale, ma pure quello di fare le indagini anche a favore dell’indagato.
Per quanto riguarda la contestazione molto forte da parte dell’Associazione nazionale magistrati dell’introduzione del sorteggio per eleggere i membri dei due Csm, quello dei pubblici ministeri e quello dei giudici, Di Pietro lo considera come una soluzione inevitabile dopo il comportamento riprovevole di tanti magistrati, evidenziato da Palamara nel suo libro. Infatti, fino a questo momento, tutti i componenti del Csm, il Consiglio superiore della magistratura, sono eletti esclusivamente in base al sistema delle correnti, e questo dato di fatto ha portato a una vera e propria lottizzazione dei posti.

Il sistema delle correnti

Palamara è stato un ex presidente dell’Anm e nel suo libro ha illustrato gli intrecci di favoritismi, corruzione e manovre politiche che sono state sempre presenti dietro l’elezione dei membri del Consiglio superiore della magistratura. Questo comportamento rende ora necessario il sorteggio per il magistrato, per non farlo più rispondere alla logica delle correnti, anche se dovesse comunque continuare a farne parte. Antonio Di Pietro ritiene che si debba porre fine a questa deprecabile direzione che ha preso il modo in cui vengono eletti i membri del Csm. Il sorteggio appare come la decisione più giusta che il legislatore possa prevedere, e infatti è stata presentata agli italiani per superare il problema.

Appello ai cittadini

Di Pietro, tra il decidere se lasciare le cose così o sostenere un sistema di elezione più trasparente e indipendente, invita i cittadini a votare la riforma, perché ritiene il sorteggio il minore dei mali rispetto alla scelta clientelare del voto correntizio, che non premia molto spesso i migliori magistrati.
L’ex pm di Mani Pulite critica i media per la maniera parziale e faziosa con la quale stanno trattando il tema del referendum, perché il vero problema, per Antonio Di Pietro, è il rischio che il cittadino non informato vada a votare solamente seguendo la logica dei partiti di governo o di opposizione. Questo fatto sarebbe grave, perché non assicura la consapevolezza della scelta del voto sul referendum.

Il principio guida

Per Di Pietro il principio bussola che deve guidare gli elettori deve essere quello che le maggioranze politiche in Parlamento cambiano, ma la Costituzione resta. Non bisogna ascoltare qualche berlusconiano, definito d’annata, che racconta come questa riforma possa mettere un freno ai magistrati, ma al contrario fare capire che votando sì, non solo resterebbe salda l’indipendenza dei giudici, ma la stessa risulterebbe ancora più forte nell’accertare i reati e nell’assicurare giustizia.

Critiche alla comunicazione politica

Quindi, oltre i giornalisti, sono i politici a fare un uso strumentale della propaganda referendaria, perché in questi tempi attuali la notizia più trasparente si trova solo sui social, nei quali ognuno dice la sua e tutti possono formarsi un’idea. Di Pietro invita tutti i cittadini ad andare a votare, indipendentemente dalla scelta che intendono fare, perché la democrazia perde quando non si reca alle urne la maggioranza degli aventi diritto, anche quando, come nel caso di un referendum costituzionale come questo, non è previsto il quorum per la validità.

Una scelta finale

Sul merito, Di Pietro tiene a ribadire il concetto che questa riforma non andasse realizzata attraverso il referendum, perché il tema non è di coscienza, come l’aborto o il divorzio, e inoltre bisogna considerare come in realtà si tratti di ben tre riforme in una sola proposta. I cittadini dovrebbero analizzare bene le tre riforme e poi scegliere, e il protagonista di tangentopoli alla fine ha deciso, forse un pochino a sorpresa, di votare sì.
Di Pietro però dichiara di avere grande rispetto per chi coscientemente vota no, perché su questa vicenda referendaria non intende essere criminalizzato, e di conseguenza neanche criminalizzare. Infine, si dichiara disponibile a sostenere tutti i comitati impegnati per sostenere la campagna del sì, come sta facendo dal convegno di Atreju a dicembre a Castel Sant’Angelo.
Insomma, sono lontani i tempi in cui faceva il magistrato, poi il ministro e il leader del suo partito Idv, Italia dei Valori: adesso, per lui, è il momento di patrocinare il sì alla proposta referendaria per cambiare l’ordinamento giudiziario, di cui fece parte ai tempi del pool di Mani Pulite.

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