Nel calcio moderno, pochi nomi evocano la bellezza pura come quello di Zinedine Zidane. “Zizou” non è stato solo un calciatore; è stato l’incarnazione dell’eleganza, un artista capace di trasformare un rettangolo di gioco in un palcoscenico teatrale.
Dalla Francia alla conquista di Torino
Il mondo si accorge di lui nel Bordeaux delle meraviglie, ma è la Juventus a intuire per prima la grandezza del gioiello francese. Raccogliere l’eredità di Michel Platini era un compito titanico, quasi impossibile per chiunque, ma non per lui. Dopo un inizio guardingo, quel gol meraviglioso contro l’Inter scoccò la scintilla: iniziò così una storia d’amore fatta di scudetti, giocate vellutate e una supremazia tecnica che lo rese il centro di gravità permanente del gioco bianconero.
Il Re del Mondo
Il biennio tra il 1998 e il 2000 consacra la sua leggenda. Trascina la Francia sul tetto del mondo con una doppietta leggendaria nella finale contro il Brasile e, poco dopo, conquista l’Europeo ai danni dell’Italia. È in questo periodo che “Fanta Zizou” diventa un’icona globale: i suoi assist geniali e la sua danza sul pallone lo portano dritto al Real Madrid. Tra i “Galattici”, Zidane tocca l’apice estetico, siglando nella finale di Champions League del 2002 quel gol al volo contro il Bayer Leverkusen che rimane, ancora oggi, il manifesto della sua classe infinita.
Il Crepuscolo di un Generale
Ogni parabola ha il suo compimento. Nel 2006, Zidane annuncia il ritiro, decidendo di chiudere la carriera con il Mondiale di Germania. Quella spedizione si trasforma in una marcia trionfale: prende per mano la Francia e la trascina fino alla finale di Berlino.
Lì, in una notte carica di tensione, viviamo l’estremo dualismo del campione:
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La Classe: Il rigore a “cucchiaio” contro Buffon, una sfida alle leggi della fisica e del sangue freddo.
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La Caduta: La testata a Materazzi e quell’uscita di scena solitaria, passando accanto alla Coppa del Mondo senza poterla toccare, come un Generale ferito che abbandona il campo di battaglia.
Un nuovo destino: Il Re Mida della panchina
Sebbene l’Italia di Cannavaro abbia festeggiato a Berlino, quel gesto non ha scalfito il mito. Zidane ha saputo reinventarsi, dimostrando che la vittoria è scritta nel suo DNA. Come allenatore del Real Madrid, ha avuto un impatto micidiale, sollevando tre Champions League consecutive e riscrivendo la storia della panchina con lo stesso stile e la stessa fame che aveva in campo.


