C’è un’immagine che riassume perfettamente l’avventura di Beto all’ombra del Vesuvio: una classe immensa, colpi da fuoriclasse e quegli occhi che guardavano sempre oltre l’orizzonte, verso le spiagge di Rio de Janeiro. Arrivato nell’estate del 1996 dal Botafogo, Beto doveva essere l’erede della fantasia sudamericana in un Napoli che cercava faticosamente di restare tra le grandi.
L’impatto e i numeri in azzurro
Il suo inizio fu folgorante. Beto non era il classico regista lento; era una mezzala moderna, tecnica e dinamica. Nella stagione 1996-1997, collezionò:
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Presenze: 22
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Gol: 4
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Segni particolari: Un’eleganza nei movimenti che faceva sperare i tifosi in un nuovo idolo.
I suoi goal non furono banali, ma la sua luce iniziò a spegnersi parallelamente all’aumentare della sua nostalgia per casa. Nonostante un discreto rendimento sul campo, il “mal di Brasile” divenne insostenibile.Nonostante l’affetto della piazza, il centrocampista scelse di tornare in Brasile, dando inizio a un lungo pellegrinaggio tra i club più prestigiosi del suo Paese.
Dopo Napoli, la sua carriera è stata un vero e proprio tour dei giganti del calcio brasiliano e non solo:
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I Grandi Club: Ha vestito le maglie di Grêmio, Flamengo, San Paolo e Fluminense, dimostrando che il talento era rimasto intatto.
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L’avventura asiatica: Ha cercato fortuna in Giappone con il Consadole Sapporo e il Sanfrecce Hiroshima.
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Il tramonto: Ha chiuso la carriera nelle serie minori, militando in squadre come l’Itumbiara, il Brasiliense e infine il CFZ Imbituba
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