C’è stato un tempo in cui il nome di Caio Ribeiro Decoussau non era associato a un microfono e a una cuffia da commentatore televisivo, ma al rumore dei tacchetti e alle grandi speranze del calcio bailado. Per tutti era semplicemente Caio, il ragazzo d’oro del San Paolo che nel 1995 sembrava destinato a mangiarsi il mondo.
La storia di Caio esplode fragorosamente durante il Campionato del Mondo Under-20 del 1995. Nonostante la sconfitta del Brasile in finale, è lui a ricevere il premio come miglior giocatore del torneo, superando talenti cristallini. Fisico asciutto, tecnica sopraffina e un’eleganza naturale che gli varrà il soprannome di Douthorinho (il “Dottorino”), per quel vizio di presentarsi sempre impeccabile, quasi fosse uscito da una sfilata di moda piuttosto che da uno spogliatoio.
L’Inter di Massimo Moratti, in quegli anni impegnata in una frenetica ricerca del campione assoluto, non se lo lascia scappare. Durante il mercato di riparazione del 1995, i nerazzurri versano 7 miliardi di lire nelle casse del San Paolo. Caio arriva a Milano insieme a un altro connazionale destinato a fare la storia: Roberto Carlos.
Tuttavia, mentre il terzino sinistro inizia a far tremare le porte avversarie con i suoi traccianti, Caio fatica a trovare spazio. Tra incomprensioni tattiche e un ambientamento difficile, l’Inter gli nega persino il permesso di partecipare alle amichevoli per le Olimpiadi di Atlanta ’96, segnando l’inizio di un declino nel rapporto con il club.
La parentesi azzurra e l’addio all’Italia
Sperando in una rinascita lontano dalle pressioni della Scala del Calcio, l’attaccante viene ceduto in prestito al Napoli. Ma l’ombra del fuoriclasse ammirato in Nazionale Under-20 sembra svanita. La sua esperienza italiana si chiude con una statistica impietosa: zero gol segnati in Serie A. L’unico acuto con la maglia del Napoli avvenne il 27 novembre 1996 quando allo “Stadio Olimpico di Roma” regalava la qualificazione agli azzurri contro la Lazio in Coppa Italia.
Dopo il fallimento dell’avventura europea (interrotta solo da una breve e oscura parentesi tedesca al Rot-Weiß Oberhausen), Caio ritrova il sorriso in patria. Veste le maglie dei club più prestigiosi del Brasile — Santos, Flamengo, Fluminense, Grêmio e Botafogo — chiudendo la carriera nel 2005.
Oggi, smessi i panni del calciatore, Caio ha trovato la sua dimensione ideale come commentatore sportivo. La sua voce pacata e la sua competenza lo hanno reso uno dei volti più amati del giornalismo brasiliano. Il “Dottorino” ha finalmente trovato il suo posto, non più nell’area di rigore, ma nel racconto di quel gioco che, per un momento, lo aveva eletto suo principe ereditario.
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