Esistono calciatori che diventano leggende in patria ma che, una volta attraversato l’oceano, sembrano smarrire la propria bussola. La storia di José Luis Calderón è esattamente questa: un mito per i tifosi dell’Estudiantes e dell’Independiente, ma una meteora indelebile nei ricordi (amari) dei tifosi del Napoli.
L’ascesa e il miliardario sbarco in Italia
Cresciuto nel Defensores de Cambaceres, Calderón esplode nell’Estudiantes, trascinando il club alla promozione nel 1994 a suon di gol. Le sue prestazioni attirano l’attenzione del Napoli di Corrado Ferlaino che, nell’estate del 1997, sborsa la cifra monstre di 7,5 miliardi di lire per portarlo sotto il Vesuvio.
L’accoglienza è quella riservata ai grandi sudamericani, ma l’impatto con la Serie A è traumatico. In un Napoli allo sbando, Calderón non riesce mai a incidere, lasciando l’Italia dopo pochi mesi con un bilancio fallimentare e il ritorno immediato in Argentina, all’Independiente, per “soli” 2 miliardi di lire.
Il ritorno del “Bomber”: record e prodezze
Lontano dalle pressioni europee, Calderón torna a essere un cecchino implacabile. La sua carriera è costellata di momenti cinematografici:
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Il gol da 48 metri: Nel 1998, con la maglia dell’Independiente, beffa il portiere del Boca Juniors con una parabola fantascientifica da centrocampo.
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L’eroe del Derby: Il 15 ottobre 2006 entra definitivamente nella storia dell’Estudiantes siglando una tripletta nel Clasico Platense contro il Gimnasia.
Il ritiro, il ripensamento e il gran finale
La fine della sua carriera è un romanzo nel romanzo. Nel 2009 annuncia il ritiro, rinunciando clamorosamente a disputare il Mondiale per Club con l’Estudiantes. Tuttavia, il richiamo del campo è troppo forte: nel 2010 torna con l’Argentinos Juniors, vincendo incredibilmente il torneo di Clausura.
Per chiudere il cerchio, decide di disputare l’ultimissima partita lì dove tutto era iniziato, al Defensores de Cambaceres, congedandosi dal calcio giocato nell’unico modo che conosceva: segnando un gol su rigore.


